"[...] nel periodo romantico della lotta, dello Sturm und Drang popolare, tutto l’interesse si appunta sulle armi più immediate, sui problemi di tattica, in politica e sui minori problemi culturali nel campo filosofico. Ma dal momento in cui un gruppo subalterno diventa realmente autonomo ed egemone suscitando un nuovo tipo di Stato, nasce concretamente l’esigenza di costruire un nuovo ordine intellettuale e morale, cioè un nuovo tipo di società e quindi l’esigenza di elaborare i concetti più universali, le armi ideologiche più raffinate e decisive. [...] Si può così porre la lotta per una cultura superiore autonoma; la parte positiva della lotta che si manifesta in forma negativa e polemica con gli a‑ privativi e gli anti‑ (anticlericalismo, ateismo, ecc.). Si dà una forma moderna e attuale all’umanesimo laico tradizionale che deve essere la base etica del nuovo tipo di Stato." (Antonio Gramsci, Q 11, nota 70)

venerdì 16 gennaio 2015

GRAMSCI: COME COSTRUIRE LA RIVOLUZIONE IN ITALIA E IN AMERICA LATINA

Intervento della Commissione Rinascita Gramsci del Partito dei CARC al convegno su “Gli insegnamenti di Gramsci. Costruire la rivoluzione in Italia e in America Latina” all’ex Asilo Filangeri di Napoli, il 19 dicembre 2014, promosso dalla Commissione, da ANROS Italia e Associazione Trisol dell’ALBA, con la partecipazione del Primo Segretario dell’Ambasciata del Venezuela e della Console del Venezuela a Napoli


Fino dall’inizio abbiamo pensato a questa iniziativa come avvio di un confronto sul fronte della lotta ideologica un fronte fondamentale della lotta per la liberazione dell’umanità, per il socialismo, contro l’imperialismo. È il confronto ideologico tra il movimento rivoluzionario italiano e quello latinoamericano, alla cui testa sta il movimento per la rivoluzione bolivariana che ha la sua punta in Venezuela. Strumento per avanzare velocemente, in modo scientifico, costruttivo, vitale è l’opera di Antonio Gramsci.


 

La relazione del movimento comunista italiano al movimento rivoluzionario in corso in America Latina

La relazione del movimento comunista italiano al movimento rivoluzionario in corso in America Latina nelle sue varie forme consiste nell’utilizzare il contributo di Gramsci per fare la rivoluzione in Italia, e in questo modo dare il sostegno più concreto e alto che la rivoluzione bolivariana merita.
·       Non consiste quindi né nell’andare a insegnare ai compagni dell’America Latina in che modo possono loro utilizzare il contributo di Gramsci.
·       Non consiste nemmeno nell’andare dai compagni dell’America Latina a vedere come loro usano il contributo di Gramsci per imitarli.
Sintesi di questo argomento è in un comunicato del nuovo PCI a sostegno della rivoluzione bolivariana in Venezuela:
“D’altra parte proprio perché per instaurare il socialismo bisogna in ogni paese tradurre la concezione comunista del mondo nelle condizioni particolari del paese, è completamente contrario alla concezione comunista del mondo voler stabilire noi comunisti italiani se la rivoluzione bolivariana è o no un tratto della giusta via al socialismo in America Latina o in Venezuela. Saranno i protagonisti stessi della rivoluzione bolivariana, nella pratica della lotta che conducono, a scoprirlo e dimostrarlo. Ogni scoperta viene fatta da chi ricerca usando le conoscenze già acquisite, provando e riprovando. È così che si scopre la verità.
(…)
Noi comunisti italiani come i comunisti degli altri paesi imperialisti possiamo e dobbiamo dare un aiuto importante al movimento rivoluzionario in corso in Venezuela e in America Latina: conducendo con successo la rivoluzione socialista nel nostro paese.”(1)

Fare dell’Italia un paese socialista

Dobbiamo comprendere che fare dell’Italia un nuovo paese socialista è possibile (e che, visto che si può, si deve).
Gramsci, nelle Tesi di Lione afferma che non esiste in Italia possibilità̀ di una rivoluzione che non sia la rivoluzione socialista. Noi concordiamo, e contrastiamo il pregiudizio secondo cui la rivoluzione socialista in un paese imperialista non è questione all’ordine del giorno, cioè non è possibile, nemmeno oggi, per condizioni oggettive. Diciamo al contrario che le condizioni oggettive pongono la rivoluzione socialista come unica soluzione possibile per la difesa degli interessi delle masse popolari e per la difesa delle loro aspirazioni. Chi coltiva questo pregiudizio va a cercare la rivoluzione da altre parti, e magari in Venezuela. In questo modo non contribuisce al processo rivoluzionario in quel paese, ma si mette alla sua coda.
Noi sappiamo che fare la rivoluzione in un paese imperialista è possibile. Gramsci scrive: “La possibilità non è la realtà, ma è anch'essa una realtà: che l'uomo possa fare una cosa o non possa farla, ha la sua importanza per valutare ciò che realmente si fa. Possibilità vuol dire «libertà».”(2) Questo significa che i comunisti dei paesi imperialisti potevano e possono fare la rivoluzione, e dato che ancora non l’hanno fatta la carovana del nuovo PCI ha valutato cosa realmente il movimento comunista ha fatto e compreso i limiti che non è riuscito a superare. Questi limiti sono stati presi in esame, in parti essenziali, già da Antonio Gramsci.

Riforma morale e intellettuale. 

A Cuba, dal 18 al 21 febbraio 1997, in un convegno su Gramsci, los intellectuales y la sociedad actual, la costrucciòn de una nueva cultura", organizzato dal Centro de Investigaciòn y Desarrollo de la Cultura Cubana Juan Marinello. Armando Hart, Ramos Serpa, Joaquìm Santana, evidenziano il profondo valore etico-morale della "filosofia della prassi", lungo l'asse che va da Marx a Gramsci e sottolineano la necessità che tale valore rappresenti la precondizione ineludibile della politica. Per noi, questo significa che la riforma morale e intellettuale è precondizione ineludibile della rivoluzione, e che la mancanza di questa riforma morale e intellettuale a partire dal movimento comunista nei paesi imperialisti, dai suoi partiti e dai suoi dirigenti è la ragione per cui la rivoluzione socialista in quei paesi non è stata fatta, ed è quindi la ragione per cui non è stata fatta in Italia.
La riforma morale e intellettuale riguarda prima di tutto i comunisti. È  un processo di trasformazione e di liberazione. Dal punto di vista intellettuale comporta comprendere che il fattore politico è prioritario rispetto a quello personale, dal punto di vista morale significa comportarsi di conseguenza. Il carattere liberatorio del processo è chiaro a Gramsci, che lo descrive come segue:
“Il termine di «catarsi». Si può impiegare il termine di «catarsi» per indicare il passaggio dal momento meramente economico (o egoistico-passionale) al momento etico-politico, (…). Ciò significa anche il passaggio dall’«oggettivo al soggettivo» e dalla «necessità alla libertà».(3)
Il passaggio dal mettere davanti a tutto l’economia e gli interessi personali al mettere davanti a tutto gli interessi della classe, gli interessi politici, è la riforma morale e intellettuale che il Partito dei CARC ha avviato al suo interno. Questo principio è quello della riforma intellettuale e morale di cui parla Gramsci, è l’essere non solo soggetto ma anche oggetto della rivoluzione, principio che è uno dei più importanti contributi del maoismo al pensiero comunista, ed è la qualità rivoluzionaria di cui parla il rivoluzionario comunista venezuelano Alfredo Maneiro, indicandola come la capacità dei membri di una organizzazione di trasformare realmente la società e se stessi come soggetti di cambiamento.

Guerra di posizione. 

Un intellettuale italiano, Alberto Filippi parlando del suo rapporto con Fernando Martinez, direttore del Dipartimento di filosofia dell’Università de L’Avana nel 1968, la cui rivista «Pensamiento critico», dice “verrà chiusa nel 1971 negli anni della progressiva sovietizzazione ideologica dell’isola.”(4) Filippi parla della “sovietizzazione”, come se il problema per la libera ricerca filosofica in generale e su Gramsci in particolare fosse il legame tra Cuba e URSS. Per noi il problema fu che in URSS a partire dal 1956 si erano imposti i revisionisti, che avviarono un progressivo arretramento rispetto alla costruzione del socialismo. Questo processo fu avviato contemporaneamente dal PCI, in Italia, e significò, anche, il progressivo travisamento dell’opera di Gramsci.
Fa parte di questo travisamento il presentare Gramsci come fautore di una via pacifica al socialismo, di un processo in cui la rivoluzione avanza con l’acquisizione del consenso e quando questo consenso è totale il processo è compiuto. Le organizzazioni rivoluzionarie devono conquistare il consenso delle masse popolari, ma non possono conquistare il consenso della parte avversa, della borghesia imperialista. Il consenso non può mai riguardare “tutta la popolazione di un paese”, quando, come in Italia, la popolazione include le organizzazioni criminali, le gerarchie ecclesiastiche al servizio del Vaticano, e tutto il resto della borghesia imperialista. La classe operaia e le masse popolari possono conquistare il potere solo “convincendo”. Il processo del convincere riguarda le masse popolari, non la borghesia imperialista.
La storia conferma questa tesi. A Cuba la rivoluzione ha vinto con una guerra. In Venezuela un fattore importante della vittoria delle forze progressiste è stato il ruolo delle forze armate, di cui Chavez era esponente. In Venezuela oggi il potere bolivariano non si può opporre alle bande armate dall’estrema destra interna al paese e dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti cercando di convincerle. Lo stesso PCI ha ereditato il potere che ha esercitato malamente per mezzo secolo fino alla sua scomparsa da una guerra, la guerra della Resistenza contro i nazifascisti.
Il fattore politico è principale, ma il fattore militare non può essere messo da parte, né lo mette da parte Gramsci, che ne parla espressamente nella sua nota sui Rapporti di forza, in cui distingue tre momenti, il terzo dei quali, dice “è quello del rapporto delle forze militari, immediatamente decisivo volta per volta.”(5)
I comunisti non vogliono la guerra, sono i più determinati a impedirla e a porvi fine quando è iniziata, ma devono essere pronti a combattere quando la borghesia imperialista scatena la guerra contro le masse popolari, e devono educare le masse popolari ad essere pronte all’evenienza della guerra. Questa legge generale vale, in particolare, anche per l’Italia e per i comunisti italiani.
I revisionisti moderni spacciano ciò che Gramsci chiama “guerra di posizione” per conquista del potere in modo pacifico, senza ricorso, magari, nemmeno alla coercizione. Giancarlo Schirru, professore associato di glottologia e linguistica all’università di Cassino e del Lazio meridionale, sostiene che “i movimenti politici che, fuori dall’Italia, si sono rivolti al pensiero di Gramsci lo hanno fatto in genere per passare da una fase armata a una fase democratica (legale quindi) per la quale necessitavano di una idea, di una cultura, della democrazia. Gramsci è l’autore del passaggio dalla guerra manovrata alla guerra di posizione.”(6). Si riferisce ai movimenti rivoluzionari dell’America Latina, anche. Sbaglia, tuttavia, perché la “guerra di posizione” di cui parla Gramsci non è una metafora, ma è comunque “guerra”, cioè si conduce come una guerra, anche se non necessariamente in ogni suo momento prevede l’uso di armi, e anzi per larga parte non lo prevede, dato che, per l’accumulazione delle forze rivoluzionarie serve capacità di conquistare il consenso delle masse popolari.
I comunisti non vogliono né possono fare guerra alle masse popolari. Perché dovrebbero? Piuttosto il consenso della masse popolari è il terreno su cui si svolge la guerra tra le classi. Ogni classe vuole e deve conquistare il consenso delle masse popolari, senza il quale non può governare. Così è anche nel nostro paese.
È  ovvio che non si possono costringere le masse popolari a fare la rivoluzione: le masse popolari fanno la rivoluzione solo se sono convinte. Tuttavia l’accumulo delle forze è mirato a costituire un esercito di fronte a un nemico che in nessun modo cederà il potere senza combattere, cioè senza ricorrere all’uso delle armi. Questo nemico è lo stesso che ha scatenato il massacro in Cile e in Argentina, negli anni Settanta, per fare soltanto due esempi noti in tutto il mondo.

Linea di massa. 

La classe operaia e la borghesia imperialista si contendono l’egemonia sulle masse popolari. La relazione è di guerra, guerra di posizione, dice Gramsci, guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, secondo il maoismo, espressione più avanzata del pensiero comunista. Strumento di conquista dell’egemonia è la linea di massa, e anche qui Gramsci e il maoismo convergono.
Il principio della linea di massa è uno dei massimi contributi del maoismo alla teoria rivoluzionaria. Gramsci ne parla nei passi citati di seguito.
·        “un movimento filosofico è tale solo in quanto si applica a svolgere una cultura specializzata per ristretti gruppi di intellettuali o è invece tale solo in quanto, nel lavoro di elaborazione di un pensiero superiore al senso comune e scientificamente coerente non dimentica mai di rimanere a contatto coi "semplici" e anzi in questo contatto trova la sorgente dei problemi da studiare e risolvere? Solo per questo contatto una filosofia diventa "storica", si depura dagli elementi intellettualistici di natura individuale e si fa "vita"”(7)
·       Dobbiamo e possiamo influire positivamente sul “pensiero originale delle masse popolari” “come fermento vitale di trasformazione intima di ciò che le masse pensano embrionalmente e caoticamente intorno al mondo e alla vita.”(8)
·      

Partito dei CARC per il Governo di Blocco Popolare

Il passo da compiere per avanzare nella guerra di posizione, nella conquista dell’egemonia oggi in Italia è la formazione di un Governo di Blocco Popolare (GBP), un governo d’emergenza formato dalle organizzazioni operaie e popolari (OO e OP), che gode della loro fiducia e opera grazie al loro sostegno e ha il compito di far fronte agli effetti più gravi della crisi. è un governo capace di tenere aperte le aziende, aprirne di nuove per fare il lavoro necessario a salvaguardare il paese dal disastro ambientale e a soddisfare i bisogni della popolazione, riavviare l’intera vita sociale, stabilire rapporti di collaborazione con altri paesi (tipo quelli già in vigore tra Cuba e Venezuela e altri paesi). E’ un governo che da forma di legge ai provvedimenti che la classe operaia e le masse popolari autonomamente prendono, capace, cioè, di fare come ha fatto il governo del Venezuela associandosi agli operai nell’occupazione della fabbrica Manpa di proprietà dell’azienda statunitense Clorox.
Il Partito dei CARC opera per creare le condizioni necessarie alla formazione di questo governo, e cioè che le masse popolari acquistino la consapevolezza che possono governarsi e possono governare e imparino a farlo, che si organizzino nelle fabbriche, nei quartieri e sulla base di interessi comuni, che si coordinino, che si oppongano alle leggi di questo governo di questa classe dominante, stabilendo una nuova governabilità. Come fecero i Consigli di Fabbrica nel 1922 a Torino, che erano, dice Gramsci, la negazione della legalità industriale, tende ad annientarla in ogni istante, tende incessantemente a condurre la classe operaia alla conquista del potere industriale, a far diventare la classe operaia la fonte del potere industriale.

Conclusioni

La riforma morale e intellettuale, la guerra di posizione che è guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, la linea di massa come principio per conquistare l’egemonia, sono tre dei più importanti tra i principi in cui Gramsci ci dà preziosi insegnamenti, radici per la nostra scienza, per la concezione comunista del mondo e la fiducia di vincere che l’accompagna, per l’ottimismo anche della ragione, e non solo della volontà. Con questo percorso nuovo che facciamo in questa terra non esplorate, quella della rivoluzione in un paese imperialista, mentre assolviamo il compito di ogni comunista italiano, rendiamo anche onore al movimento di resistenza all’imperialismo e di liberazione che i popoli dell’America Latina hanno condotto e conducono con creatività, determinazione ed eroismo.
Viva la rivoluzione bolivariana del Venezuela, che aiuta la rinascita del movimento comunista e la rivoluzione socialista del nostro paese!
Avanti nella costituzione del Governo di Blocco Popolare, un passo della via all’instaurazione del socialismo nel nostro paese!

Commissione Rinascita Gramsci
Napoli, 19 dicembre 2014

NOTE
1.      Comunicato CC 12/2014 - 18 marzo 2014, in  http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2014/com.14.03.18.html.
2.      Quaderno 10, § 48, in http://www.nuovopci.it/classic/gramsci/proediv.htm.
3.      Quaderno 10 (XXXIII)§ (6), in http://quadernidelcarcere.wordpress.com/2014/10/10/introduzione-allo-studio-della-filosofia-3/
4.      In memoria di Juan Carlos Portantiero. Note sulla diffusione del pensiero di Gramsci in America Latina, marzo 2008, in http://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/320-in-memoria-di-juan-carlos-portantiero-note-sulla-diffusione-del-pensiero-di-gramsci-in-america-lati.html.
5.      A. Gramsci, Quaderno 13, § 17, in http://www.nuovopci.it/arcspip/articleba34.html.
6.      Quaderni di Casa America, Anno VI, n.1, ottobre 2013, in http://www.casamerica.it/immagini/Testo%20Quaderni%20Gramsci.pdf
7.      A. Gramsci, Quaderno 11 § 12, Punti preliminari di riferimento per una introduzione e un avviamento allo studio della filosofia e della storia della cultura, cit.
8.      Antonio Gramsci, dai Quaderni del carcere, op. cit., vol. II, pagg. 1396-1401, Osservazioni e note critiche su un tentativo di “Saggio popolare di sociologia”, in http://www.nuovopci.it/classic/gramsci/saggpop.htm.

domenica 21 dicembre 2014

STUDIARE GRAMSCI. FAR RINASCERE GRAMSCI

"Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, ma, alla fine, paga" (Antonio Gramsci).
Gramsci che rinasce non è né vuol essere celebrazione né lettura particolare del pensiero di Gramsci, ma guida all'insegnamento teorico-pratico della vitalità creatrice di un pensiero rivoluzionario che diventa forza pratica che trasforma l'ordine di cose presente
Gramsci ha dato un contributo universale alla concezione comunista del mondo, ma comprendere, oggi, oltre ogni sterile celebrazione, la concretezza del suo pensiero rivoluzionario significa comprendere che esso ha un’applicazione particolare a seconda delle condizioni particolari della lotta di classe, le sue forme, i suoi risultati. In primo luogo per le condizioni particolari dei paesi imperialisti e quelle dei paesi oppressi o semicoloniali. Rendere efficace e utile il contributo di Gramsci, riprenderne e portarne a compimento l'opera da lui intrapresa, significa, dunque, conoscere e partire da queste diversità, al fine di cogliere l’universalità del suo pensiero e poter, così, declinarlo adeguatamente nelle specificità dei diversi contesti.
Perchè la Rivoluzione non scoppia se non la si costruisce. Né si copia.

lunedì 15 dicembre 2014

GLI INSEGNAMENTI DI GRAMSCI

Costruire la rivoluzione in Italia e America Latina. Il 19 dicembre, la Commissione Rinascita Gramsci del Partito dei CARC, organizza l'incontro "Gli insegnamenti di Gramsci. Costruire la rivoluzione in Italia e in America Latina", a Napoli, dalle 16 alle 20, all’ex Asilo Filangieri, (vico Giuseppe Maffei 4, zona San Gregorio Armeno) con la partecipazione del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, l’Associazione Trisol del ALBA e L’Associazione Nazionale delle Reti e le Organizzazioni Sociali (ANROS – Italia).
L’iniziativa è momento della cooperazione tra il Partito dei CARC e le forze che rappresentano e sostengono la rivoluzione bolivariana in Italia e che avrà seguito nell'incontro italiano di solidarietà con la rivoluzione bolivariana che si terrà nell’aprile del 2015, anch’esso a Napoli e in ogni altra occasione possibile. Interverrà il Primo Segretario dell’Ambasciata a Roma della Repubblica Bolivariana del Venezuela, la Console a Napoli ed esponenti della Commissione a discutere di quali sono gli insegnamenti di Gramsci nel procedere nella costruzione della rivoluzione socialista con maggiore scienza e determinazione, con fermezza e fiducia. Si parlerà del contributo che Antonio Gramsci porta al movimento per il progresso dei popoli in America Latina, della sua rinascita e del completamento dell’opera da lui intrapresa per fare dell’Italia un paese con un governo fondato sulla partecipazione delle masse popolari, il cui fine è la realizzazione piena degli interessi e delle aspirazioni delle masse stesse.

Sarà una occasione per considerare i problemi e le soluzioni per il processo in corso nel costruire la rivoluzione in un paese imperialista come è l’Italia e nei paesi in cui si sperimenta la costruzione del socialismo come il Venezuela e come Cuba, per capire in cosa i processi sono differenti e in cosa sono simili, a partire dalle questioni di fondo di cui Gramsci tratta, tra le prime il modo in cui si stabilisce l’egemonia necessaria per conquistare il potere e costruire il socialismo e la necessità e il significato della riforma morale e intellettuale degli uomini e delle donne che costruiscono la nuova società.
Il confronto tra le esperienze in corso in Italia e in America Latina porterà ricchezza a ciascuno di noi e rafforzerà il legame tra i processi rivoluzionari in corso nei nostri paesi. L’esempio della lotta che le masse popolari dei paesi latinoamericani conducono servirà a elevare la coscienza e il morale delle masse popolari italiane e aiutarle ad avanzare nella nostra lotta per instaurare il socialismo nel nostro paese.

Invitiamo a partecipare a questo percorso che iniziamo, a contribuire alla sua costruzione. Il socialismo è il futuro dell’umanità, a cominciare da adesso.

Venerdì 19 dicembre 2014
Gli insegnamenti di Gramsci. Costruire la Rivoluzione in Italia e America Latina

c/o L'Asilo - Vico Maffei 4, zona S. Gregorio Armeno - NAPOLI

martedì 18 novembre 2014

MORALE E SCIENZA: LA CAROVANA DEL (n)PCI, LE BRIGATE ROSSE E GRAMSCI

L’8 novembre il Partito dei CARC ha tenuto a Roma il primo di quattro seminari su Gramsci, sulla concezione comunista del mondo e la riforma intellettuale e morale che sono il fondamento necessario per costruire la rivoluzione in Italia. Negli altri tre tratteremo della Guerra Popolare Rivoluzionaria, quella che Gramsci chiama “guerra di posizione”, della questione vaticana e della questione meridionale.
È stata una iniziativa di grande interesse. Vi ha partecipato una giovane studentessa di Caracas, e parlando con lei abbiamo compreso meglio cosa, in materia di morale e di scienza, unisce l’esperienza rivoluzionaria del suo paese e quella nostra, e cosa è particolare di ognuna delle due esperienze. Vi hanno partecipato al completo due famiglie di giovani dirigenti del nostro partito, e dalla spiegazione di un padre loro abbiamo compreso come i figli possono diventare educatori di chi li ha generati.
Abbiamo compreso meglio che la concezione comunista del mondo, quella che Gramsci chiama filosofia, è scienza, che è strumento e arma per la trasformazione della realtà. Anche con questi seminari di Gramsci che abbiamo iniziato a fare, a partire dalle grandi città d’Italia, vediamo che le cose cambiano, che i nodi emergono, che un nuovo modo di comportarsi e di pensare si impone, a partire da chi vuole costruire la rivoluzione e lo sta facendo.
È difficile che tutto resti come prima, dopo che abbiamo trattato collettivamente nei seminari questioni che di solito ciascuno tiene dentro di sé, come fosse cosa che riguarda solo lui, o lei, questioni di storia del movimento comunista del nostro paese, questioni della nostra storia personale. Quando parliamo insieme di questi argomenti molti poi vedono il corso delle cose, capiscono che possono anche regolarlo, e acquistano così maggiore serenità e lungimiranza. Si tolgono così di dosso sentimenti di depressione e rabbia, quelli che Gramsci chiama “irrequietezza” e che descrive nelle sue forme, una delle quali è l’ipocrisia, il non voler vedere che i nostri successi e le nostre sconfitte, come dice anche Mao Tse tung, dipendono da noi e non da altri.
Abbiamo compreso meglio che si è comunisti non per il distintivo che si porta e per la bandiera che si sventola. Comunisti lo si diventa quanto più facciamo nostra la scienza per costruire la rivoluzione e quanto più la applichiamo. La rivoluzione in Italia è una cosa nuova, che nemmeno il partito di Gramsci è riuscito a fare, ma non è una attività differente da altre, come il costruire un ponte o un acquedotto, e come ogni attività richiede scienza e determinazione. Il modo di pensare comune, il modo di comportarsi comune non servono, perché bisogna fare una rivoluzione, e quindi ci vogliono una scienza e una morale nuova, radicalmente diversa, a partire dai rivoluzionari, dai comunisti. Questa è la riforma intellettuale e morale di cui parla la carovana del nuovo PCI riprendendo il percorso che Gramsci ha indicato, e su questo tema è intervenuto Vittorio Antonini, militante delle Brigate Rosse, che da poco è uscito dal carcere dove è stato per 29 anni e tre mesi.
Riforma morale e intellettuale significa cambiare modo di pensare e comportarsi. Se il modo nostro  è quello di mettere prima le questioni personali (la famiglia, il lavoro) e dopo le questioni politiche (il nostro impegno per  il miglioramento delle relazioni sociali, il nostro impegno per tutti), cambiare significa rovesciare questo ordine: la politica viene prima. Questo che può risultare strano nel nostro paese e in questi tempi, visto che si insegna a ciascuno che è bene occuparsi soprattutto degli affari propri, cosa che hanno fatto anche quelli che si sono chiamati comunisti da sessanta anni a questa parte, ma è normale in paesi come la Palestina, e in molti altri paesi del mondo, dove la lotta politica, per la liberazione e l’emancipazione viene prima di ogni altra cosa, ed era normale anche nel primo partito comunista italiano, almeno fino alla Resistenza contro il fascismo e il nazismo e fino a quando Togliatti, nel 1956, impresse al partito la svolta che lo fece lentamente degenerare fino alla morte e alla putrefazione che oggi si esprime in personaggi come Napolitano.,
Anche per lui, dice Vittorio Antonini, era normale mettere l’impegno per la causa davanti agli interessi personali. L’identità dei militanti delle Brigate Rosse erano il programma e la strategia dell’organizzazione. Una compagna del Partito dei CARC aveva esposto un suo problema, la contraddizione che sperimentava tra il suo desiderio di impegnarsi integralmente nell’opera della rivoluzione e il desiderio di diventare madre, sicché Vittorio ha raccontato la sua esperienza, alle luce del principio che aveva detto.
Lui stava con una compagna che ora vive in Francia. Lei ebbe due aborti durante la militanza nelle B.R.. Racconta come lei e lui già pensavano con affetto al figlio che era in arrivo, ma l’organizzazione le spiegò che se voleva avere dei figli non poteva stare in Italia. L’organizzazione l’avrebbe fatta espatriare. Lei scelse di restare, e di non avere figli. Gli disse poi, quando entrambi si ritrovarono in carcere, che la scelta era stata dura per lei.
L’intervento di Vittorio è stato quello più significativo del seminario. Paolo Babini, che aveva introdotto il seminario e lo gestiva, ha detto che il suo racconto era importante perché faceva sorgere in tutti noi una domanda: “Noi vogliamo fare nostra la determinazione di chi, come voi, ha messo la lotta per la causa davanti anche alla propria vita, ma dobbiamo chiederci perché voi, nonostante foste così determinati, siete stati sconfitti.” Ha risposto che non basta avere coraggio e determinazione per l’opera che abbiamo intrapreso, per la costruzione della rivoluzione, ma ci vuole anche scienza. Qualsiasi cosa si voglia fare, bisogna anche sapere come, e perciò diciamo che la riforma è morale ma è anche intellettuale. Unendo il comportarsi secondo norme nuove al pensare in modo nuovo noi vinceremo.
Noi abbiamo bisogno di una concezione comunista del mondo nuova, cioè di una scienza nuova, perché dobbiamo fare un lavoro mai fatto da nessuno, cioè fare la rivoluzione in un paese imperialista. Le B.R. furono carenti in questo. La loro elaborazione scientifica fu inadeguata. La questione è trattata in dettaglio nel Manifesto Programma del (nuovo)PCI, a cui il relatore ha fatto riferimento(1).
Partiremo da questi argomenti il 21 dicembre, a Roma, nel secondo seminario, dove parleremo della Guerra Popolare Rivoluzionaria, la strategia per fare la rivoluzione che fu scoperta da Mao e di cui Gramsci scrive nei Quaderni del carcere.

Paolo Babini


NOTE
1. Manifesto Programma del (nuovo)PCI, ed, Rapporti Sociali, Milano, 2008, pp. 145-150, in http://www.nuovopci.it/scritti/mpnpci/02_01_bilanlottaclasse.html#2-1-3

lunedì 17 novembre 2014

GRAMSCI E' VIVO! GRAMSCI SIAMO NOI!

Avviso ai naviganti 46
24 agosto 2014

Gramsci è vivo! Noi siamo Gramsci!

Quest’anno revisionisti moderni ed esponenti della sinistra borghese si sono in gran numero combinati nella celebrazione prima del 30° anniversario della morte (11 giugno 1984) di Enrico Berlinguer che era stato di fatto alla testa del PCI dal 1969 quando divenne vice di Luigi Longo, poi  del 50° anniversario della morte di Palmiro Togliatti (21 agosto 1964) che aveva diretto il PCI a partire dal suo rientro in Italia nel 1944. Con accenti diversi e da angolature diverse hanno raccontato quanto l’uno e l’altro siano stati grandi personaggi, ne hanno celebrato l’opera e ne hanno cantato le lodi.
Una cosa che li ha accomunati è che, pur parlando dei dirigenti supremi del partito che per decenni ha diretto le masse popolari del nostro paese, non si sono sentiti in dovere di valutare l’opera dei due “grandi personaggi” dalle sorti del Partito che essi hanno diretto e delle masse popolari di cui quel partito nel bene e nel male è stato alla testa. Insomma la negazione assoluta, per molti certamente addirittura l’ignoranza del criterio proprio del materialismo dialettico: per valutare l’opera di un uomo, bisogna basarsi anzitutto sui risultati della sua attività. Non bisogna basarsi su sentimenti e su pregiudizi né sugli aspetti secondari della sua vita e della sua personalità. Questa è la prassi della cultura clericale e della cultura borghese, non quella dei comunisti.
Ogni individuo ha mille aspetti e la sua vita si compone di molte azioni e momenti. Ma quando valutiamo il ruolo che l’individuo ha avuto nella società in cui è vissuto, dobbiamo considerare la sua attività principale, quello che egli ha dato e ha lasciato. Questo criterio vale nel valutare l’attività di ogni uomo. Ogni uomo vive nelle sue opere. Tanto più se si tratta di persone che per un motivo o l’altro hanno avuto un ruolo importante nella vita del loro tempo.
Per valutare, per Togliatti o per Berlinguer, il valore della direzione che essi hanno dato al PCI, noi comunisti ci basiamo sui risultati oggettivi della pratica sociale. Vale per la loro opera di direzione, quello che vale per una teoria. “Per valutare la verità di una conoscenza o di una teoria, l’uomo non si deve basare sui propri sentimenti personali e soggettivi, ma sui risultati della pratica sociale. Il criterio della verità può essere soltanto la pratica sociale. Il punto di vista della pratica è il punto di vista primo e fondamentale della teoria dialettico-materialista della conoscenza (Mao Tse-tung, Sulla pratica, luglio 1937, Opere di Mao Tse-tung, ed. Rapporti Sociali, vol. 5). Togliatti e Berlinguer vivono oggi nello sfacelo che con la loro direzione del PCI hanno prodotto nel movimento comunista e nella condizione delle classi popolari del nostro paese. Questo è quello che resta di loro. Quali classi sono loro grate per questa opera?
C’è tuttavia un lato positivo nelle celebrazioni dell’opera di Togliatti e di Berlinguer fatte da revisionisti moderni e da esponenti della sinistra borghese: con queste celebrazioni campate in aria del passato essi riconoscono implicitamente che il presente è peggio del passato. In questo sta il loro legame di sentimenti con la realtà pratica delle masse popolari del nostro paese. Che il triste presente sia il risultato della storia che abbiamo alle spalle, quindi anche dell’opera dei personaggi che essi celebrano, è una verità che supera quello che la loro posizione di classe gli permette di capire, la loro capacità di comprensione.
Ogni uomo è quello che fa e quello che di lui esiste e opera. Proprio per questo diciamo che Gramsci vive.
È grazie alla lotta che stiamo conducendo e solo grazie ad essa che noi affermiamo che Gramsci è vivo. Perché noi siamo Gramsci. Perché egli vive nella nostra opera. Nella sua opera e nei suoi scritti noi troviamo ispirazione e alimento per l’opera che stiamo  oggi compiendo. Per questo, nell’Avviso ai naviganti 45 del 28 luglio, abbiamo detto “Non denigrate Gramsci!” a Guido Liguori e a quanti altri dicono che l’opera con cui prima Togliatti e poi Berlinguer hanno corrotto e disgregato fino alla sua estinzione il movimento comunista del nostro paese era fondata sugli insegnamenti di Gramsci.
Su questa base facciamo nostra e diffondiamo la dichiarazione rilasciata recentemente da Paolo Babini, responsabile della Commissione Rinascita di Gramsci, dopo i seminari e gli incontri svoltisi durante la Festa della Riscossa Popolare tenuta dal Partito dei CARC a Napoli dal 17 al 27 luglio. 

(nuovo)Partito comunista italiano
Comitato Centrale
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e.mail: lavocenpci40@yahoo.com

Delegazione:
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Festa della Riscossa Popolare di Napoli.                                        La Rinascita di Antonio Gramsci


Alla Festa Nazionale della Riscossa Popolare di Napoli, tra il 17 e il 27 giugno, abbiamo tenuto cinque seminari e un dibattito pubblico sulla Rinascita di Antonio Gramsci.
Le iniziative sono andate molto bene, per la partecipazione che, nei seminari, è arrivata oltre le quaranta persone, e perché siamo arrivati in porto passando tra tempeste, sia per quanto riguarda l’esterno, perché il colle dei Camaldoli dove la festa si è svolta è stato martellato da temporali e scosso da lampi per gran parte del tempo, sia per quanto riguarda l’interno, cioè noi, perché trattare Gramsci in modo vivo significa rimettere tutto in discussione e trasformarci, tempestare e tempestarci, e senza timori. “Se ci devono essere polemiche e scissioni, non bisogna aver paura di affrontarle e superarle”(1) dice Gramsci, perché sono inevitabili nello sviluppo della guerra che conduciamo e del partito che costruiamo. Chi tenta di evitarle sarà responsabile di esiti catastrofici, dice.
Rimettere tutto in discussione e trasformarci è la riforma intellettuale e morale su cui Gramsci ci ha dato contributi fondamentali, in gran parte da scoprire e tutti da sperimentare.
Il Comunicato n. 27 del Comitato Centrale del (nuovo)PCI del 10 agosto scrive: “…ci troviamo alle prese con un’impresa nuova. E il primo fondamentale compito per ogni dirigente comunista oggi è fondare scientificamente la sua certezza granitica che instaurare il socialismo nei paesi imperialisti è possibile. Gran parte dei problemi e delle difficoltà che incontriamo ad avanzare, anche a imparare a fare la rivoluzione socialista, a condurre la Guerra Popolare Rivoluzionaria (GPR), ad elevare il livello intellettuale e morale nelle nostre file è dovuta a incertezze e dubbi su questa questione.”(2)
Fondare scientificamente la certezza granitica che instaurare il socialismo nei paesi imperialisti è possibile è stato il tema del primo seminario, sulla concezione comunista del mondo, partendo da quello che Gramsci scrive sulla filosofia come scienza.
Elevare il livello intellettuale e morale nelle nostre file è stato il tema del secondo seminario, partendo da quello che Gramsci scrive sulla riforma intellettuale e morale.
Imparare a condurre la Guerra Popolare Rivoluzionaria è stato il tema del terzo seminario, partendo da quello che Gramsci scrive sulla guerra di posizione.(3)
Questi e gli altri seminari, dunque sono stati usati come momento per cominciare a togliere le varie incertezze e dubbi sulla questione di cui parla il Comunicato, cioè che fare la rivoluzione è possibile e che questa è una verità scientifica. Sono incertezze e dubbi coltivati e seminati con continuità e in modo capillare da tutte le schiere di “cultori gramsciani” che vivono nelle università, nei centri studi, nelle fondazioni, nei partiti, tutti, nessuno escluso, impegnati a spiegare che quella di Gramsci scienza non è, e a cui chiediamo cosa altro è, se esercizio intellettuale, se narrazione, se opinione, o cosa, e se era qualcosa del genere perché non gli fu affidata una cattedra universitaria, il che si fa a tutti quegli intellettuali che, appunto, negano il valore di scienza alla teoria rivoluzionaria, e la degradano a spiegazione della realtà da mettere a fianco di altre spiegazioni, tutte di pari dignità, tutte indifferenti e una rispetto all’altra diversamente piatte.
Il (nuovo)PCI ha trattato di queste interpretazioni che svuotano il pensiero di Gramsci di ogni contenuto rivoluzionario per riempirlo di paglia come si fa quando si vuole imbalsamare un cadavere, che al posto di quello che tolgono mettono quello il contenuto controrivoluzionario più funzionale al mantenimento del regime presente, come è spiegato “in forma di lettera aperta al prof. Guido Liguori e ad altri illustri intellettuali che si dichiarano comunisti” nell’Avviso ai Naviganti 45 dal titolo Non denigrate Gramsci! Non scaricate sul pensiero di Gramsci la responsabilità della corruzione e disgregazione del movimento comunista italiano!(4)

A queste varie interpretazioni di Gramsci ha accennato il relatore della Commissione Rinascita Gramsci nel dibattito pubblico, cui hanno preso parte Sergio Manes della Casa Editrice “La Città del Sole” e Ciro Brescia di Red Por Ti America, nella introduzione che riporto di seguito:

Non portiamo una ulteriore interpretazione di Gramsci da mettere accanto alle altre, né il nostro punto di vista, come fosse una merce sul mercato culturale.
Quando diciamo che “apriamo le porte del carcere e liberiamo Gramsci, che è vivo”, diciamo qualcosa di qualitativamente diverso rispetto al parlare poetico o per metafore per esprimere cosa che vorremmo e non è, perché Gramsci vivo non è, ma morto. Invece è vivo.
Secondo la concezione clericale del mondo Gramsci era una persona, ed è morto, per di più senza i sacramenti. In effetti fu condannato a morte dal regime fascista, e quel regime fu sostenuto dal Vaticano, per cui si può dire che la condanna  a morte di Gramsci è responsabilità anche del Vaticano, e infatti è tipico del Vaticano e della sua ultima espressione di potere, la Repubblica Pontificia in cui viviamo, condannare a morte in modo non dichiarato, ma “rendendo la vita impossibile”, come accade anche oggi per Mauro Gentile, agli arresti domiciliari a Teramo, cui sono negate le visite mediche e le cure soprattutto da quando ha iniziato a comunicare con il Partito dei CARC e ancora più quando decise di intraprendere un percorso di studio sul Manifesto Programma del (nuovo)PCI.
Secondo la concezione borghese del mondo Gramsci era un individuo singolo, nato in data determinata e morto in altra data. È stato un individuo capace, che ha scritto molto, e dal suo scrivere si può trarre profitto, come se ne trae da altri martiri, anche martiri del  movimento comunista come il Che Guevara. La loro morte è utile al borghese: gli serve per dimostrare che i comunisti possono essere anche persone nobili e nobilissime, ma in tal caso muoiono, perché “sacrificano la loro vita per un ideale irrealizzabile”, quale è l’abolizione della società divisa in classi.
Secondo la concezione comunista del mondo, invece, Gramsci è vivo. Lui stesso lo dice: l’individuo è soggetto collettivo, intreccio e incrocio dei relazioni, di rapporti, espressione di contraddizioni che lo spingono a crescere, e quindi non un essere, ma un processo. I rapporti che lo compongono sono quelli per cui è in relazione con gli altri esseri umani e con la natura. “…farsi una personalità significa modificare l’insieme di questi rapporti (…) [e] averne coscienza più o meno profonda (cioè conoscere più o meno il modo in cui si possono modificare) già li modifica. Gli stessi rapporti necessari in quanto sono conosciuti nella loro necessità cambiano d’aspetto e d’importanza. La conoscenza è potere, in questo senso.”

L’individuo in quanto intreccio di relazioni è collettivo: è, per ciò che riguarda le relazioni naturali, padre, figlio, madre, sposo o sposa, eccetera, e per ciò che riguarda le relazioni sociali operaio, servo, padrone, comunista nel senso di membro di un partito comunista, eccetera. In tale senso, non muore ma nel persistere del collettivo di cui è parte vive una forma superiore di vita. Non vive, però, nel “ricordo”, nel senso che è vivo fino a che qualcuno si ricorda di lui, motivo per cui dovrebbe perseguire la fama, magari con il martirio. La fama non interessa a chi vive nella forma di collettivo più alta, cioè il partito, come nel caso di Gramsci.(5) Vive per quanto contribuisce allo sviluppo del collettivo e nella realizzazione degli obiettivi che il collettivo si pone, motivo per cui Gramsci vive nella costruzione della rivoluzione, e tanto più vive quanto più il fare dell’Italia un nuovo paese socialista avanza. In particolare, vive negli strumenti e nelle armi che ha forgiato. In essi si incarna. Serve a noi per imparare a pensare, per imparare a dirigere. Come abbiamo visto i venezuelani scrivere sui cartelli, sui visi, sui volti “yo soy Chavez” noi possiamo ben dire “Gramsci siamo noi”. Continuiamo la sua opera. La sua lotta è stata dura, e tale è e sarà la nostra, ma la vittoria è sicura.(6)

Paolo Babini - Commissione Rinascita Gramsci
12 agosto 2014


NOTE

1.    A. Gramsci, Quaderno 7, Nota 79, in Quaderni del carcere, Einaudi, 2001, p. 751, e in
http://www.nilalienum.com/Gramsci/0_AntologiaG/infrastruttura.html.

2.    Quali insegnamenti per cambiare il corso attuale delle cose?, in
http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2014/com.14.08.10.html.

3.    I temi degli altri due seminari sono stati la questione meridionale e quella del Vaticano, entrambe questioni cui la rivoluzione socialista darà soluzione adeguata. In particolare, i compagni di Napoli che hanno partecipato al seminario hanno sottolineato come la rinascita del movimento comunista e la riscossa delle masse popolari del meridione d’Italia aprirà la strada alla costruzione della rivoluzione nel nostro paese.


5.    “Gli uomini in generale non desiderano che i loro cari versino lacrime. Ma se sei in punto di morte non desideri forse che i tuoi cari versino lacrime per te? Ma gli uomini senza lacrime in nessuna circostanza desiderano che i loro cari versino lacrime, e neanche il sangue vogliono: rifiutano per sé pianti e rovine. Essere ammazzati in mezzo a una folla di diecimila spettatori è più bello che essere ammazzati in modo che “gli uomini non sappiano, gli spiriti non sentano”, perché ci si può illudere di provocare le lacrime di qualche spettatore. Ma gli uomini senza lacrime non si curano di dove sono ammazzati, per loro è assolutamente lo stesso. Se si ammazza un uomo senza lacrime, non se ne vedrà neanche il sangue. I suoi cari non proveranno pietà perché è stato ammazzato e il suo nemico non ne proverà gioia: questa è la sua ricompensa e la sua vendetta.” (Lu Hsun, Letteratura e sudore, Mazzotta Editore, Milano, 1978, p. 32).

6.    “La lotta sarà dura, perché grande è l'opera che dobbiamo compiere. Ma la vittoria è sicura. Quello di cui siamo sicuri e di cui ci rendiamo garanti è che la nostra opera è possibile, che l'instaurazione del socialismo è la via necessaria e possibile attraverso la quale le masse popolari del nostro paese porranno fine al marasma attuale e apriranno una nuova fase della loro vita, insieme agli altri popoli che in ogni paese resistono e lottano.” (Comunicato del Comitato Centrale del (n)PCI 16/2014 - 24 aprile 2014 Celebriamo l’anniversario del glorioso 25 aprile 1945, della vittoria sul nazifascismo, raddoppiando gli sforzi per la rinascita del movimento comunista!, in http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2014/com.14.04.24.html.)