"[...] nel periodo romantico della lotta, dello Sturm und Drang popolare, tutto l’interesse si appunta sulle armi più immediate, sui problemi di tattica, in politica e sui minori problemi culturali nel campo filosofico. Ma dal momento in cui un gruppo subalterno diventa realmente autonomo ed egemone suscitando un nuovo tipo di Stato, nasce concretamente l’esigenza di costruire un nuovo ordine intellettuale e morale, cioè un nuovo tipo di società e quindi l’esigenza di elaborare i concetti più universali, le armi ideologiche più raffinate e decisive. [...] Si può così porre la lotta per una cultura superiore autonoma; la parte positiva della lotta che si manifesta in forma negativa e polemica con gli a‑ privativi e gli anti‑ (anticlericalismo, ateismo, ecc.). Si dà una forma moderna e attuale all’umanesimo laico tradizionale che deve essere la base etica del nuovo tipo di Stato." (Antonio Gramsci, Q 11, nota 70)

domenica 15 febbraio 2015

GRAMSCI OGGI: NOTA SULLA "CATARSI". OVVERO SUL PASSAGGIO DALLA NECESSITA' ALLA LIBERTA'


 Il termine di "catarsi". Si può impiegare il termine di "catarsi" per indicare il passaggio dal momento meramente economico (o egoistico-passionale) al momento etico-politico, cioè l‘elaborazione superiore della struttura in superstruttura nella coscienza degli uomini. Ciò significa anche il passaggio dall‘"oggettivo al soggettivo" e dalla "necessità alla libertà". La struttura da forza esteriore che schiaccia l‘uomo, lo assimila a sé, lo rende passivo, si trasforma in mezzo di libertà, in strumento per creare una nuova forma etico-politica, in origine di nuove iniziative. La fissazione del momento "Catartico" diventa, così, il punto di partenza per tutta la filosofia della praxis.
il processo catartico coincide con la catena di sintesi che sono risultato dello svolgimento dialettico. eE' bene ricordare i due punti tra cui oscilla questo processo: nessuna società si pone compiti per la cui soluzione non esistano già o siano in via di apparizione le condizioni necessarie e sufficienti; nessuna società perisce prima di aver espresso tutto il suo contenuto potenziale.

“Catarsi” significa che in questa epoca noi lasciamo alle spalle millenni di oppressione e conquistiamo la libertà, costruiamo la libertà e nessuno può impedirlo. Non siamo più schiavi dell’economia, dall’assillo di procurarci da vivere che rende l’umanità schiava fin dai tempi della preistoria. Non decideremo più seguendo gli obblighi che le leggi economiche impongono, ma noi imporremo le leggi del comportamento collettivo, le leggi politiche e del comportamento individuale, le leggi etiche. Questo significa che è il soggetto a decidere, che è la classe operaia, che sono le masse popolari a farlo e non più una classe di sfruttatori, che impone le sue leggi come fossero "leggi oggettive”. I modi di produzione che si sono susseguiti fino a oggi sono stati la struttura  delle società divise in classi e noi siamo stati schiacciati, resi passivi, schiavi, servi, operai assorbiti in un meccanismo estraneo. Oggi pero questa struttura si è evoluta in maniera tale che il carattere collettivo delle forze produttive non rende più necessaria la divisione in classi, cioè la proprietà privata dei mezzi di produzione. Questa struttura, da sistema di oppressione qual è stata, si converte, oggi, in strumento di liberazione. Ci spinge a liberarci. In un certo senso ci impone di farlo.
Essere liberi è ormai un dovere! Questa condizione, che si realizza nella metà dell’Ottocento, fa sorgere il movimento comunista cosciente e organizzato. La pubblicazione de Il Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels, nel 1848, il primo atto. 

Diciamo in questa breve nota di "catarsi" facendo riferimento alla Introduzione alla critica dell’economia politica di Marx: «Una formazione sociale non perisce, prima che non siano sviluppate tutte le forze produttive per le quali essa è ancora sufficiente e nuovi più alti rapporti di produzione non ne abbiano preso il posto, prima che le condizioni materiali di esistenza di questi ultimi siano state covate nel seno stesso della vecchia società. Perciò l’umanità si pone sempre solo quei compiti che essa può risolvere; se si osserva con più accuratezza si troverà sempre che il compito stesso sorge solo dove le condizioni materiali della sua risoluzione esistono già o almeno sono nel processo del loro divenire»

GRAMSCI OGGI: NOTA SULL'IMPORTANZA DELLA TEORIA. OVVERO DELLA FILOSOFIA COME PRAXIS


Gramsci scrive:

"Il problema più importante da discutere in questo paragrafo è questo: se la filosofia della praxis escluda la storia etico-politica, cioè non riconosca la realtà di un momento dell‘egemonia, non dia importanza alla direzione culturale e morale e giudichi realmente come "apparenze" i fatti di superstruttura. Si può dire che non solo la filosofia della praxis non esclude la storia etico-politica, ma che anzi la fase più recente di sviluppo di essa consiste appunto nella rivendicazione del momento dell’egemonia come essenziale nella sua concezione statale e nella "valorizzazione" del fatto culturale, dell’attività culturale, di un fronte culturale come necessario accanto a quelli meramente economici e meramente politici." (Q10, paragrafo 1)

Il suo è uno scrivere da prigioniero, quindi sotto censura, quindi non può parlare chiaro. Inoltre scrive più di settanta anni fa: oggi abbiamo maggiori strumenti per comprendere meglio quello che vuole dire e per spiegarlo.

La traduzione di quello che Gramsci vuole dire è quella che segue:

"Il problema principale (quello da cui partire) in questo momento è questo: se il marxismo escluda la necessità di una riforma intellettuale e morale, cioè non riconosca questo come un momento reale della guerra per la conquista del poteregiudichi le questioni di carattere ideologico, l’elaborazione scientifica dell’esperienza della lotta di classe, la teoria rivoluzionaria in generale e le direttrici che si sintetizzano in “imparare a pensare”, “imparare a dirigere”, “insegnare a pensare” come ‘aria fritta’, ‘seghe mentali’, ‘filosofia’ nel senso di perdita di tempo a fronte del fatto che l’importante è la lotta, è la lotta, è la lotta. Si può dire che non solo il marxismo non esclude tutto questo, ma la sua evoluzione (“recente”, per Gramsci) è il leninismo. Del resto è lo stesso Lenin a dire “non c’è movimento rivoluzionario senza teoria rivoluzionaria” e senza teoria rivoluzionaria non c’è partito, senza partito non c’è conquista del potere e quindi non c’è lo Stato socialista. 
Questo vuol dire affermare che il potere è direzione dell’attività pratica delle masse popolari e che questa direzione comporta “la  conquista del cuore e della mente delle masse popolari” (Manifesto Programma del (nuovo)PCI, p. 203). Dobbiamo, quindi, occuparci non solo di questioni economiche e politiche, ma anche di questioni teoriche.    

martedì 3 febbraio 2015

GRAMSCI E L'INTELLETTUALE ORGANICO DELLA RIVOLUZIONE SOCIALISTA

La società comunista è, nella storia dell’umanità, il primo sistema di relazioni sociali che deve essere pensato prima di essere realizzato. I precedenti sistemi di relazioni sociali, con il relativo modo di produzione su cui ognuno di essi era fondato, sono stati formati dalle masse, ma senza che fossero consapevoli di quello che stavano facendo. Si sono, per così dire, formati alle loro spalle perché le masse erano dirette da una classe dominante. Ma il comunismo è gestione della vita sociale da parte della “associazione nella quale il libero sviluppo di ogni individuo è la condizione del libero sviluppo di tutti gli individui”. Quindi per sua natura non può che essere frutto di masse coscienti e organizzate. Coscienza e organizzazione però non possono nascere nelle masse finché sono soggette allo sfruttamento di una classe sfruttatrice che a ragion veduta sistematicamente le esclude dalla gestione, dalla direzione, dalla progettazione della vita sociale e dal resto delle attività propriamente umane. Come possono masse popolari, a cui la classe dominante sistematicamente impedisce di accedere a coscienza e organizzazione, acquisire la coscienza e l’organizzazione di cui hanno bisogno per fare la rivoluzione socialista fino a costruire la società comunista? 
 
La soluzione del paradosso è il partito comunista: esso è parte delle masse popolari ma libero dalla classe dominante, organo dell’elaborazione della coscienza e della creazione dell’organizzazione del proletariato. Come per la prima volta chiaramente spiegò Lenin nelle fondamentali opere Un passo avanti e due passi indietro (maggio 1904) e Due linee della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica (luglio 1905), il partito comunista è parte integrante della classe operaia, suo reparto cosciente e organizzato, forma suprema di organizzazione della classe operaia nel senso che dirige tutte le altre sue organizzazioni, incarnazione del legame dell’avanguardia con le grandi masse che fanno parte del campo della rivoluzione, su cui la classe operaia esercita la propria egemonia e che dirige a emanciparsi da ogni classe dominante. Il partito comunista così concepito e costruito è quello che Gramsci nei Quaderni del carcere chiamò l’intellettuale organico.
Mentre in tutta la storia dell’umanità divisa in classi, gli intellettuali erano individui singoli facenti parte di una casta della classe dominante (preti, filosofi, scienziati di vario genere, artisti di vario genere), nella nostra epoca, quella della rivoluzione proletaria, l’intellettuale della classe operaia è un soggetto collettivo, cioè è il suo partito comunista.
Questo intellettuale collettivo elabora e impiega la scienza che serve a trasformare la società. Così come, ad esempio, la scienza ingegneristica serve a costruire ponti, questa scienza nuova, che è la concezione comunista del mondo, serve a costruire la rivoluzione socialista e la società comunista.
Antonio Gramsci, in carcere, per ingannare i censori, chiama il partito comunista “moderno principe” e scrive: “Il moderno principe, il mito-principe non può essere una persona reale, un individuo concreto, può essere solo un organismo; un complesso elemento di società nel quale già abbia inizio il concretarsi di una volontà collettiva riconosciuta e affermatasi parzialmente nell’azione. Questo organismo è già dato dallo sviluppo storico ed è il partito politico, la prima cellula in cui si riassumono alcuni germi di volontà collettiva che tendono a divenire universali e totali” (Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 8 (XXVIII), § 21 www.nilalienum.com/Gramsci/Q8fnote.html).
L’inizio di cui parla Gramsci è quello delle masse popolari che fanno la storia e che in questa epoca iniziano a farla in modo cosciente e loro coscienza è il partito comunista. La loro coscienza non può essere una coscienza individuale, cioè quella di “una persona reale, un individuo concreto”, di uno Tsipras o di un Landini ad esempio, ma è un organismo collettivo in cui assumono concretezza idee e aspirazioni che già ci sono e che già cominciano a essere messe in pratica. Questo è il “concretarsi di una volontà collettiva riconosciuta e affermatasi parzialmente nell’azione”.
Il partito comunista è quindi uno scienziato collettivo che esamina la realtà sociale, individua gli elementi che premono per la trasformazione rivoluzionaria della società, unisce questi elementi in una sintesi, consegna questa sintesi alle masse popolari come linea della loro attività. Nelle loro mani diventa strumento per la rivoluzione che cresce in quella società come un nuovo essere umano cresce in grembo alla madre. Individua “germi di volontà collettiva”, volontà di cambiare la realtà e fa in modo che diventino “universali e totali”, cioè che valgano per tutta la società e per ogni suo membro.
Quello che Gramsci descrive è il processo tramite cui il Partito Operaio Socialdemocratico Russo si fece interprete delle aspirazioni e degli interessi delle masse popolari del suo paese e le portò alla conquista del potere nel 1917.
Qui in Italia, oggi, è il processo per creare un Governo di Blocco Popolare, un governo di emergenza con cui le masse popolari organizzate iniziano a dirigere parti crescenti della società, iniziano a governare e in ciò si trasformano da classe oppressa a classe dirigente.
Questo processo è raccolta organizzata, ragionata e sintetizzata delle mille ambizioni, aspirazioni, obiettivi che già oggi le masse popolari organizzate rivendicano, ciò che già vive nella loro esperienza, ma in modo disordinato, caotico in certi casi e come specchio di una concezione rivendicativa che limita la concezione del ruolo delle masse popolari a chiedere, volere, rivendicare e pretendere dalla classe dominante e dalle autorità borghesi.
Comporta la cacciata di ogni governo imposto dai vertici della Repubblica Pontificia.
Si esprime spontaneamente nelle mille iniziative di base per far fronte alla crisi, nella convergenza immediata delle masse popolari al seguito di chi si pone alla guida della protesta anche se poco, in modo esitante, pronto a ritirarsi come ad esempio nei casi di Grillo o di Landini.
Ne sono manifestazioni concrete l’occupazione del Comune di Carrara da parte dell’Assemblea Permanente, il seguito del M5S alle elezioni del 2013, la partecipazione allo sciopero generale di dicembre indetto dalla CGIL.

Il partito è coscienza delle masse quanto più riesce a elevare la loro coscienza, in modo che ciascuno inizi a pensare in modo autonomo, che diventi padrone della propria vita e protagonista del governo della collettività, in marcia verso una società dove tutti sono intellettuali.
Questo processo dove “tutti sono intellettuali” inizia a essere sperimentato nel partito. Gramsci scrive: “Che tutti i membri di un partito politico [intende dire: del partito comunista, ndr] debbano essere considerati come intellettuali, ecco un’affermazione che può prestarsi allo scherzo e alla caricatura; pure, se si riflette, niente di più esatto” (Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 12, §1 in www.nilalienum.com/Gramsci/Q12fnote.html).

Infine, la scienza che il partito elabora è vera solo se è fatta propria dalle masse popolari, nel senso che è progetto di una società di cui esistono i presupposti ma che ancora non esiste e solo le masse popolari possono farla esistere: quindi la scienza del partito comunista diventa vera solo se è fatta propria dalle masse popolari che fanno del progetto una cosa reale. La sua diffusione, a partire dagli elementi avanzati della classe operaia e delle masse popolari, è essa stessa un aspetto della scienza. Essa non è opera di professori, burocrati o poeti illuminati che detengono una verità e la portano alle masse.
“Che una massa di uomini sia condotta a pensare coerentemente e in modo unitario il reale presente è fatto “filosofico” [ossia portatore di coscienza, ndr] ben più importante e “originale” [ossia creatore di coscienza, fecondo, ndr] che non sia il ritrovamento da parte di un “genio” filosofico di una nuova verità che rimane patrimonio di piccoli gruppi intellettuali” (Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 11, § 12, in www.nilalienum.com/Gramsci/Q11fnote.html).

Se le masse popolari, a partire dai loro elementi più avanzati, non accettano e non assimilano la scienza che l’intellettuale organico porta loro, quella scienza è carente e va rielaborata. L’insegnante, lo scienziato, l’intellettuale organico è quindi sotto esame continuo da parte delle masse popolari, ma sa farsi ascoltare se fa propria la certezza che sono quelle masse popolari che fanno la storia e che fare dell’Italia un nuovo paese socialista è possibile.
Questo è l’intellettuale organico delle masse popolari, il partito come intellettuale collettivo e ogni suo membro come intellettuale, che opera guidato dalla scienza dei grandi dirigenti del movimento comunista, tra i quali Gramsci, i cui insegnamenti ci consentono di avanzare sicuri e fieri in questo terreno nuovo.

venerdì 23 gennaio 2015

RINASCE GRAMSCI, 22 GENNAIO 1891-2015

Se è il fare e solo il fare che è reale, dice Marx, la realtà di questo fare si determina e si incorpora nel processo storico universale, dice Gramsci. Il fare di un rivoluzionario, la determinazione del fare e nell'aver fatto, come si evince nella lettera che Gramsci scrive alla madre, il 15 giugno 1931, quasi a congedarsi da lei anticipatamente per non lasciare alcun non detto, eppur serenamente, nonostante la condanna, la detenzione, le condizioni di salute sempre più precarie, diventa parte integrante e organica del movimento comunista, certo del processo, perché il movimento comunista è il “processo storico universale” nella misura in cui il senso verso cui la storia oggettivamente marcia è il comunismo.

La "Commissione Rinascita di Gramsci" riscopre la scientificità del pensiero di Gramsci, la scienza e il metodo di scienza. I suoi insegnamenti. La ricontestualizzazione nel tempo della attuale crisi generale del capitalismo ormai entrata nella sua fase acuta, ultima. Lavora a superare, dunque, ogni narrazione mitica o monumentalizzazione sterile per riscoprire, scoprire la vitalità creatrice del pensiero di Gramsci, la sua forza rivoluzionaria. A ché, impadronendosene le masse, sia arma della costruzione delle rivoluzione socialista per la prima volta in un Paese imperialista, diventando forza pratica che trasforma lo stato di cose presente.

Così il 22 gennaio, compleanno di Gramsci, è molto più che un compleanno o anniversario. Non è né mera ricorrenza né data rossa in calendario. Il "compleanno" di Gramsci da, è l'occasione per affermare Gramsci che rinasce, perchè rinasce nell'essere, oggi, ripreso, scoperto e riscoperto, nel dare continuità agli obiettivi da questi perseguiti, i metodi indicati, capendoli, (ri)pensandoli alla luce della fine della società borghese. E guadagnarlo, così, nuovamente, a coscienza pratica del processo storico di trasformazione rivoluzionaria, per guadagnare noi, oggi, alla costruzione di una rivoluzione che non scoppia se non la si costruisce Far rinascere, più che recuperare, la partitura terorica e, così, il processo pratico della rivoluzione, inedita, nei paesi imperialisti è, oggi, coscienza operosa della necessità storica. È in questo processo che Gramsci vive, rivive, rinasce.

Antonio Gramsci, un combattente, un intellettuale rivoluzionario, un uomo.
Noi, i suoi compagni, combattenti d'oggi, che impariamo ad essere intellettuali organici alle masse, donne e uomini del nostro tempo, che ne riscoprono gli insegnamenti, che costruiscono la rivoluzione. Ancora oggi, 22 gennaio 2015. Perchè, oggi, noi siamo Gramsci.

venerdì 16 gennaio 2015

GRAMSCI: COME COSTRUIRE LA RIVOLUZIONE IN ITALIA E IN AMERICA LATINA

Intervento della Commissione Rinascita Gramsci del Partito dei CARC al convegno su “Gli insegnamenti di Gramsci. Costruire la rivoluzione in Italia e in America Latina” all’ex Asilo Filangeri di Napoli, il 19 dicembre 2014, promosso dalla Commissione, da ANROS Italia e Associazione Trisol dell’ALBA, con la partecipazione del Primo Segretario dell’Ambasciata del Venezuela e della Console del Venezuela a Napoli


Fino dall’inizio abbiamo pensato a questa iniziativa come avvio di un confronto sul fronte della lotta ideologica un fronte fondamentale della lotta per la liberazione dell’umanità, per il socialismo, contro l’imperialismo. È il confronto ideologico tra il movimento rivoluzionario italiano e quello latinoamericano, alla cui testa sta il movimento per la rivoluzione bolivariana che ha la sua punta in Venezuela. Strumento per avanzare velocemente, in modo scientifico, costruttivo, vitale è l’opera di Antonio Gramsci.


 

La relazione del movimento comunista italiano al movimento rivoluzionario in corso in America Latina

La relazione del movimento comunista italiano al movimento rivoluzionario in corso in America Latina nelle sue varie forme consiste nell’utilizzare il contributo di Gramsci per fare la rivoluzione in Italia, e in questo modo dare il sostegno più concreto e alto che la rivoluzione bolivariana merita.
·       Non consiste quindi né nell’andare a insegnare ai compagni dell’America Latina in che modo possono loro utilizzare il contributo di Gramsci.
·       Non consiste nemmeno nell’andare dai compagni dell’America Latina a vedere come loro usano il contributo di Gramsci per imitarli.
Sintesi di questo argomento è in un comunicato del nuovo PCI a sostegno della rivoluzione bolivariana in Venezuela:
“D’altra parte proprio perché per instaurare il socialismo bisogna in ogni paese tradurre la concezione comunista del mondo nelle condizioni particolari del paese, è completamente contrario alla concezione comunista del mondo voler stabilire noi comunisti italiani se la rivoluzione bolivariana è o no un tratto della giusta via al socialismo in America Latina o in Venezuela. Saranno i protagonisti stessi della rivoluzione bolivariana, nella pratica della lotta che conducono, a scoprirlo e dimostrarlo. Ogni scoperta viene fatta da chi ricerca usando le conoscenze già acquisite, provando e riprovando. È così che si scopre la verità.
(…)
Noi comunisti italiani come i comunisti degli altri paesi imperialisti possiamo e dobbiamo dare un aiuto importante al movimento rivoluzionario in corso in Venezuela e in America Latina: conducendo con successo la rivoluzione socialista nel nostro paese.”(1)

Fare dell’Italia un paese socialista

Dobbiamo comprendere che fare dell’Italia un nuovo paese socialista è possibile (e che, visto che si può, si deve).
Gramsci, nelle Tesi di Lione afferma che non esiste in Italia possibilità̀ di una rivoluzione che non sia la rivoluzione socialista. Noi concordiamo, e contrastiamo il pregiudizio secondo cui la rivoluzione socialista in un paese imperialista non è questione all’ordine del giorno, cioè non è possibile, nemmeno oggi, per condizioni oggettive. Diciamo al contrario che le condizioni oggettive pongono la rivoluzione socialista come unica soluzione possibile per la difesa degli interessi delle masse popolari e per la difesa delle loro aspirazioni. Chi coltiva questo pregiudizio va a cercare la rivoluzione da altre parti, e magari in Venezuela. In questo modo non contribuisce al processo rivoluzionario in quel paese, ma si mette alla sua coda.
Noi sappiamo che fare la rivoluzione in un paese imperialista è possibile. Gramsci scrive: “La possibilità non è la realtà, ma è anch'essa una realtà: che l'uomo possa fare una cosa o non possa farla, ha la sua importanza per valutare ciò che realmente si fa. Possibilità vuol dire «libertà».”(2) Questo significa che i comunisti dei paesi imperialisti potevano e possono fare la rivoluzione, e dato che ancora non l’hanno fatta la carovana del nuovo PCI ha valutato cosa realmente il movimento comunista ha fatto e compreso i limiti che non è riuscito a superare. Questi limiti sono stati presi in esame, in parti essenziali, già da Antonio Gramsci.

Riforma morale e intellettuale. 

A Cuba, dal 18 al 21 febbraio 1997, in un convegno su Gramsci, los intellectuales y la sociedad actual, la costrucciòn de una nueva cultura", organizzato dal Centro de Investigaciòn y Desarrollo de la Cultura Cubana Juan Marinello. Armando Hart, Ramos Serpa, Joaquìm Santana, evidenziano il profondo valore etico-morale della "filosofia della prassi", lungo l'asse che va da Marx a Gramsci e sottolineano la necessità che tale valore rappresenti la precondizione ineludibile della politica. Per noi, questo significa che la riforma morale e intellettuale è precondizione ineludibile della rivoluzione, e che la mancanza di questa riforma morale e intellettuale a partire dal movimento comunista nei paesi imperialisti, dai suoi partiti e dai suoi dirigenti è la ragione per cui la rivoluzione socialista in quei paesi non è stata fatta, ed è quindi la ragione per cui non è stata fatta in Italia.
La riforma morale e intellettuale riguarda prima di tutto i comunisti. È  un processo di trasformazione e di liberazione. Dal punto di vista intellettuale comporta comprendere che il fattore politico è prioritario rispetto a quello personale, dal punto di vista morale significa comportarsi di conseguenza. Il carattere liberatorio del processo è chiaro a Gramsci, che lo descrive come segue:
“Il termine di «catarsi». Si può impiegare il termine di «catarsi» per indicare il passaggio dal momento meramente economico (o egoistico-passionale) al momento etico-politico, (…). Ciò significa anche il passaggio dall’«oggettivo al soggettivo» e dalla «necessità alla libertà».(3)
Il passaggio dal mettere davanti a tutto l’economia e gli interessi personali al mettere davanti a tutto gli interessi della classe, gli interessi politici, è la riforma morale e intellettuale che il Partito dei CARC ha avviato al suo interno. Questo principio è quello della riforma intellettuale e morale di cui parla Gramsci, è l’essere non solo soggetto ma anche oggetto della rivoluzione, principio che è uno dei più importanti contributi del maoismo al pensiero comunista, ed è la qualità rivoluzionaria di cui parla il rivoluzionario comunista venezuelano Alfredo Maneiro, indicandola come la capacità dei membri di una organizzazione di trasformare realmente la società e se stessi come soggetti di cambiamento.

Guerra di posizione. 

Un intellettuale italiano, Alberto Filippi parlando del suo rapporto con Fernando Martinez, direttore del Dipartimento di filosofia dell’Università de L’Avana nel 1968, la cui rivista «Pensamiento critico», dice “verrà chiusa nel 1971 negli anni della progressiva sovietizzazione ideologica dell’isola.”(4) Filippi parla della “sovietizzazione”, come se il problema per la libera ricerca filosofica in generale e su Gramsci in particolare fosse il legame tra Cuba e URSS. Per noi il problema fu che in URSS a partire dal 1956 si erano imposti i revisionisti, che avviarono un progressivo arretramento rispetto alla costruzione del socialismo. Questo processo fu avviato contemporaneamente dal PCI, in Italia, e significò, anche, il progressivo travisamento dell’opera di Gramsci.
Fa parte di questo travisamento il presentare Gramsci come fautore di una via pacifica al socialismo, di un processo in cui la rivoluzione avanza con l’acquisizione del consenso e quando questo consenso è totale il processo è compiuto. Le organizzazioni rivoluzionarie devono conquistare il consenso delle masse popolari, ma non possono conquistare il consenso della parte avversa, della borghesia imperialista. Il consenso non può mai riguardare “tutta la popolazione di un paese”, quando, come in Italia, la popolazione include le organizzazioni criminali, le gerarchie ecclesiastiche al servizio del Vaticano, e tutto il resto della borghesia imperialista. La classe operaia e le masse popolari possono conquistare il potere solo “convincendo”. Il processo del convincere riguarda le masse popolari, non la borghesia imperialista.
La storia conferma questa tesi. A Cuba la rivoluzione ha vinto con una guerra. In Venezuela un fattore importante della vittoria delle forze progressiste è stato il ruolo delle forze armate, di cui Chavez era esponente. In Venezuela oggi il potere bolivariano non si può opporre alle bande armate dall’estrema destra interna al paese e dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti cercando di convincerle. Lo stesso PCI ha ereditato il potere che ha esercitato malamente per mezzo secolo fino alla sua scomparsa da una guerra, la guerra della Resistenza contro i nazifascisti.
Il fattore politico è principale, ma il fattore militare non può essere messo da parte, né lo mette da parte Gramsci, che ne parla espressamente nella sua nota sui Rapporti di forza, in cui distingue tre momenti, il terzo dei quali, dice “è quello del rapporto delle forze militari, immediatamente decisivo volta per volta.”(5)
I comunisti non vogliono la guerra, sono i più determinati a impedirla e a porvi fine quando è iniziata, ma devono essere pronti a combattere quando la borghesia imperialista scatena la guerra contro le masse popolari, e devono educare le masse popolari ad essere pronte all’evenienza della guerra. Questa legge generale vale, in particolare, anche per l’Italia e per i comunisti italiani.
I revisionisti moderni spacciano ciò che Gramsci chiama “guerra di posizione” per conquista del potere in modo pacifico, senza ricorso, magari, nemmeno alla coercizione. Giancarlo Schirru, professore associato di glottologia e linguistica all’università di Cassino e del Lazio meridionale, sostiene che “i movimenti politici che, fuori dall’Italia, si sono rivolti al pensiero di Gramsci lo hanno fatto in genere per passare da una fase armata a una fase democratica (legale quindi) per la quale necessitavano di una idea, di una cultura, della democrazia. Gramsci è l’autore del passaggio dalla guerra manovrata alla guerra di posizione.”(6). Si riferisce ai movimenti rivoluzionari dell’America Latina, anche. Sbaglia, tuttavia, perché la “guerra di posizione” di cui parla Gramsci non è una metafora, ma è comunque “guerra”, cioè si conduce come una guerra, anche se non necessariamente in ogni suo momento prevede l’uso di armi, e anzi per larga parte non lo prevede, dato che, per l’accumulazione delle forze rivoluzionarie serve capacità di conquistare il consenso delle masse popolari.
I comunisti non vogliono né possono fare guerra alle masse popolari. Perché dovrebbero? Piuttosto il consenso della masse popolari è il terreno su cui si svolge la guerra tra le classi. Ogni classe vuole e deve conquistare il consenso delle masse popolari, senza il quale non può governare. Così è anche nel nostro paese.
È  ovvio che non si possono costringere le masse popolari a fare la rivoluzione: le masse popolari fanno la rivoluzione solo se sono convinte. Tuttavia l’accumulo delle forze è mirato a costituire un esercito di fronte a un nemico che in nessun modo cederà il potere senza combattere, cioè senza ricorrere all’uso delle armi. Questo nemico è lo stesso che ha scatenato il massacro in Cile e in Argentina, negli anni Settanta, per fare soltanto due esempi noti in tutto il mondo.

Linea di massa. 

La classe operaia e la borghesia imperialista si contendono l’egemonia sulle masse popolari. La relazione è di guerra, guerra di posizione, dice Gramsci, guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, secondo il maoismo, espressione più avanzata del pensiero comunista. Strumento di conquista dell’egemonia è la linea di massa, e anche qui Gramsci e il maoismo convergono.
Il principio della linea di massa è uno dei massimi contributi del maoismo alla teoria rivoluzionaria. Gramsci ne parla nei passi citati di seguito.
·        “un movimento filosofico è tale solo in quanto si applica a svolgere una cultura specializzata per ristretti gruppi di intellettuali o è invece tale solo in quanto, nel lavoro di elaborazione di un pensiero superiore al senso comune e scientificamente coerente non dimentica mai di rimanere a contatto coi "semplici" e anzi in questo contatto trova la sorgente dei problemi da studiare e risolvere? Solo per questo contatto una filosofia diventa "storica", si depura dagli elementi intellettualistici di natura individuale e si fa "vita"”(7)
·       Dobbiamo e possiamo influire positivamente sul “pensiero originale delle masse popolari” “come fermento vitale di trasformazione intima di ciò che le masse pensano embrionalmente e caoticamente intorno al mondo e alla vita.”(8)
·      

Partito dei CARC per il Governo di Blocco Popolare

Il passo da compiere per avanzare nella guerra di posizione, nella conquista dell’egemonia oggi in Italia è la formazione di un Governo di Blocco Popolare (GBP), un governo d’emergenza formato dalle organizzazioni operaie e popolari (OO e OP), che gode della loro fiducia e opera grazie al loro sostegno e ha il compito di far fronte agli effetti più gravi della crisi. è un governo capace di tenere aperte le aziende, aprirne di nuove per fare il lavoro necessario a salvaguardare il paese dal disastro ambientale e a soddisfare i bisogni della popolazione, riavviare l’intera vita sociale, stabilire rapporti di collaborazione con altri paesi (tipo quelli già in vigore tra Cuba e Venezuela e altri paesi). E’ un governo che da forma di legge ai provvedimenti che la classe operaia e le masse popolari autonomamente prendono, capace, cioè, di fare come ha fatto il governo del Venezuela associandosi agli operai nell’occupazione della fabbrica Manpa di proprietà dell’azienda statunitense Clorox.
Il Partito dei CARC opera per creare le condizioni necessarie alla formazione di questo governo, e cioè che le masse popolari acquistino la consapevolezza che possono governarsi e possono governare e imparino a farlo, che si organizzino nelle fabbriche, nei quartieri e sulla base di interessi comuni, che si coordinino, che si oppongano alle leggi di questo governo di questa classe dominante, stabilendo una nuova governabilità. Come fecero i Consigli di Fabbrica nel 1922 a Torino, che erano, dice Gramsci, la negazione della legalità industriale, tende ad annientarla in ogni istante, tende incessantemente a condurre la classe operaia alla conquista del potere industriale, a far diventare la classe operaia la fonte del potere industriale.

Conclusioni

La riforma morale e intellettuale, la guerra di posizione che è guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, la linea di massa come principio per conquistare l’egemonia, sono tre dei più importanti tra i principi in cui Gramsci ci dà preziosi insegnamenti, radici per la nostra scienza, per la concezione comunista del mondo e la fiducia di vincere che l’accompagna, per l’ottimismo anche della ragione, e non solo della volontà. Con questo percorso nuovo che facciamo in questa terra non esplorate, quella della rivoluzione in un paese imperialista, mentre assolviamo il compito di ogni comunista italiano, rendiamo anche onore al movimento di resistenza all’imperialismo e di liberazione che i popoli dell’America Latina hanno condotto e conducono con creatività, determinazione ed eroismo.
Viva la rivoluzione bolivariana del Venezuela, che aiuta la rinascita del movimento comunista e la rivoluzione socialista del nostro paese!
Avanti nella costituzione del Governo di Blocco Popolare, un passo della via all’instaurazione del socialismo nel nostro paese!

Commissione Rinascita Gramsci
Napoli, 19 dicembre 2014

NOTE
1.      Comunicato CC 12/2014 - 18 marzo 2014, in  http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2014/com.14.03.18.html.
2.      Quaderno 10, § 48, in http://www.nuovopci.it/classic/gramsci/proediv.htm.
3.      Quaderno 10 (XXXIII)§ (6), in http://quadernidelcarcere.wordpress.com/2014/10/10/introduzione-allo-studio-della-filosofia-3/
4.      In memoria di Juan Carlos Portantiero. Note sulla diffusione del pensiero di Gramsci in America Latina, marzo 2008, in http://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/320-in-memoria-di-juan-carlos-portantiero-note-sulla-diffusione-del-pensiero-di-gramsci-in-america-lati.html.
5.      A. Gramsci, Quaderno 13, § 17, in http://www.nuovopci.it/arcspip/articleba34.html.
6.      Quaderni di Casa America, Anno VI, n.1, ottobre 2013, in http://www.casamerica.it/immagini/Testo%20Quaderni%20Gramsci.pdf
7.      A. Gramsci, Quaderno 11 § 12, Punti preliminari di riferimento per una introduzione e un avviamento allo studio della filosofia e della storia della cultura, cit.
8.      Antonio Gramsci, dai Quaderni del carcere, op. cit., vol. II, pagg. 1396-1401, Osservazioni e note critiche su un tentativo di “Saggio popolare di sociologia”, in http://www.nuovopci.it/classic/gramsci/saggpop.htm.