"[...] nel periodo romantico della lotta, dello Sturm und Drang popolare, tutto l’interesse si appunta sulle armi più immediate, sui problemi di tattica, in politica e sui minori problemi culturali nel campo filosofico. Ma dal momento in cui un gruppo subalterno diventa realmente autonomo ed egemone suscitando un nuovo tipo di Stato, nasce concretamente l’esigenza di costruire un nuovo ordine intellettuale e morale, cioè un nuovo tipo di società e quindi l’esigenza di elaborare i concetti più universali, le armi ideologiche più raffinate e decisive. [...] Si può così porre la lotta per una cultura superiore autonoma; la parte positiva della lotta che si manifesta in forma negativa e polemica con gli a‑ privativi e gli anti‑ (anticlericalismo, ateismo, ecc.). Si dà una forma moderna e attuale all’umanesimo laico tradizionale che deve essere la base etica del nuovo tipo di Stato." (Antonio Gramsci, Q 11, nota 70)

lunedì 18 maggio 2015

RIFLESSIONE BREVE SULLA CATENA DI MONTAGGIO


All’iniziativa sul consiglio di fabbrica della Philco dei primi anni Settanta che abbiamo tenuto a Firenze il 16 maggio alla casa del popolo di Castello a Firenze un operaio raccontava come la catena di montaggio era forma di sfruttamento più intensivo ma consentiva anche più facilmente di bloccare la produzione.
All'iniziativa abbiamo parlato anche dei consigli di fabbrica del 1920, a Torino, cui partecipò Antonio Gramsci.
Cosa pensa Gramsci della catena di montaggio e in generale della “meccanizzazione del lavoro”? Secondo lui adattarsi a questa meccanizzazione "non ammazza spiritualmente l‘uomo. Quando il processo di adattamento è avvenuto, si verifica, in realtà, che il cervello dell‘operaio, invece di mummificarsi, ha raggiunto uno stato di completa libertà. Si è completamente meccanizzato solo il gesto fisico; la memoria del mestiere, ridotto a gesti semplici ripetuti con ritmo intenso, si è 'annidata' nei fasci muscolari e nervosi che ha lasciato il cervello libero e sgombro per altre occupazioni.
Come si cammina senza bisogno di riflettere a tutti i movimenti necessari per muovere sincronicamente tutte le parti del corpo, in quel determinato modo che è necessario per camminare, così è avvenuto e continuerà  ad avvenire nell‘industria per i gesti fondamentali del mestiere; si cammina automaticamente e nello stesso tempo si pensa a tutto ciò che si vuole. Gli industriali americani hanno capito benissimo questa dialettica insita nei nuovi metodi industriali. Essi hanno capito che "gorilla ammaestrato" è una frase, che l‘operaio rimane "purtroppo" uomo e persino che egli, durante il lavoro, pensa di più o per lo meno ha molto maggiori possibilità  di pensare, almeno quando ha superato la crisi di adattamento e non è stato eliminato: e non solo pensa, ma il fatto che non ha soddisfazioni immediate dal lavoro, e che comprende che lo si vuol ridurre a un gorilla ammaestrato, lo può portare a un corso di pensieri poco conformisti.” (Quaderno 22, Nota 12)

I “pensieri poco conformisti” che venivano in mente agli operai degli anni Settanta li portavano a bloccare la catena.
I “pensieri poco conformisti” di oggi sono che non sono i padroni a essere forti, ma sono gli operai e tutte le masse popolari che devono fare valere la propria forza.

lunedì 20 aprile 2015

LA CRITICA DI GRAMSCI ALL'AUTOPERFEZIONAMENTO

La critica di Gramsci all’autoperfezionamento e il lavoro esterno come misura della qualità del lavoro interno

Contributo della Commissione Rinascita Gramsci alla discussione dei documenti per il IV° Congresso del Partito dei CARC

Autoperfezionamento è illusione di preservarsi mentre il mondo va a rotoli, per presunte qualità personali che ci distinguono dagli altri e che ci dedichiamo ad affinare. 
Nella Tesi 90 del Terzo Congresso del Partito dei CARC (novembre 2012) diciamo che il processo di “Critica, Autocritica e Trasformazione serve a elevare la qualità della nostra concezione e del nostro metodo di lavoro per condurre la lotta per il socialismo. Non è un processo di autoperfezionamento fine a se stesso. I risultati della CAT si verificano nella pratica, nell’azione concreta dei compagni e degli organismi.” 
Il nuovo PCI scrive. “Ogni compagno e organismo impegnato a compiere la sua riforma morale e intellettuale deve darsi vari obiettivi particolari, in conformità al suo stato e alle sue caratteristiche. Ma la sintesi degli obiettivi che si dà consiste nel rendersi più capace di condurre la Guerra Popolare Rivoluzionaria svolgendo i compiti che il Partito gli assegna. Senza questa sintesi, la riforma morale e intellettuale devia nell’autoperfezionamento: la riforma morale scade nel moralismo (perseguire regole di condotta e valori arbitrariamente elevati ad assoluti perché astraggono dal processo storico a cui il compagno e l’organismo partecipano) e la riforma intellettuale scade in studiare per sapere (accademiae d eclettismo).” (La Voce del nuovo Pci,  n. 48, p. 13)

Questo significa che il miglioramento di ciascuno di noi è un processo collettivo e che si misura nel collettivo. Il collettivo è il partito. Tutto questo è sintetizzato nella seguente formula della Risoluzione n. 2 del IV° Congresso P.CARC (Il lavoro interno del P.CARC e la riforma morale e intellettuale dei comunisti):  
“Il successo del lavoro esterno del Partito dei CARC (P.CARC) è la conferma e la misura della bontà del suo lavoro interno.” 
La formula è articolata nell’affermazione per cui “gli avanzamenti nella riforma morale eintellettuale  di un compagno si misurano sulla base dell’elevazione della sua azione nel lavoro interno ed esterno in funzione del nostro piano d’azione.” 

Riforma morale e intellettuale dei comunisti è trasformazione della loro concezione, mentalità e in una certa misura anche della personalità. La personalità secondo la concezione clericale e secondo la concezione borghese del mondo non è modificabile, mentre secondo la concezione comunista del mondo lo è. Gramsci lo conferma, e indica come la personalità si crea e si modifica:

“Si crea la propria personalità: 
1) dando un indirizzo determinato e concreto ("razionale") al proprio impulso vitale o volontà; 
2) identificando i mezzi che rendono tale volontà concreta e determinata e non arbitraria; 
3) contribuendo a modificare l‘insieme delle condizioni concrete che realizzano questa volontà nella misura dei propri limiti di potenza e nella forma più fruttuosa. 

L‘uomo è da concepire come un blocco storico di elementi puramente individuali e soggettivi e di elementi di massa e oggettivi o materiali coi quali l‘individuo è in rapporto attivo. Trasformare il mondo esterno, i rapporti generali, significa potenziare se stesso, sviluppare se stesso. Che il "miglioramento" etico sia puramente individuale è illusione ed errore: la sintesi degli elementi costitutivi dell‘individualità è "individuale", ma essa non si realizza e sviluppa senza un‘attività verso l‘esterno, modificatrice dei rapporti esterni, da quelli verso la natura a quelli verso gli altri uomini in vari gradi, nelle diverse cerchie sociali in cui si vive, fino al rapporto massimo, che abbraccia tutto il genere umano. Perciò si può dire che l‘uomo è essenzialmente "politico", poiché l‘attività per trasformare e dirigere coscientemente gli altri uomini realizza la sua "umanità", la sua "natura umana". (Quaderno 10, § 48)

lunedì 6 aprile 2015

GRAMSCI E IL RUOLO DEL VATICANO

(di Emanuele Lepore) 

L'iniziativa tenutasi il 21 Marzo a Siena è stato un avvio, qui sul nostro territorio, del dibattito sul ruolo del Vaticano nel nostro Paese e il suo inquadramento nelle dinamiche politiche ed economiche, nella gestione della società in cui viviamo. 
Per farlo il nostro partito sta lavorando per riportare alla luce dopo decenni di revisionismo, il pensiero di Gramsci. Antonio Gramsci è stato il più grande dirigente che il primo movimento comunista nel nostro Paese ha avuto, e i suoi scritti oggi sono di grande utilità nel capire il percorso che dobbiamo intraprendere per fare dell'Italia un nuovo Paese Socialista. Per questo motivo all'interno del nostro Partito abbiamo costituito una commissione, “Rinascita Gramsci” che ne riprende le opere e il pensiero e lo analizza, lo riporta alla luce, per riprendere la costruzione della rivoluzione socialista in Italia e per creare le condizioni per un governo di emergenza, un Governo di Blocco Popolare, tappa fondamentale per la ricostruzione del movimento comunista nel nostro Paese.  
Gramsci è il primo dirigente comunista che ha contribuito a dare una visione più chiara di quello che è il Vaticano: un forza che ha sempre governato il nostro Paese, dapprima in maniera occulta, poi in maniera sempre più palese per chi ha gli strumenti giusti per osservare.
Il dibattito che abbiamo cercato di avviare non è in merito alla fede religiosa, alla spiritualità personale, al credo: quello che viene messo al centro è il ruolo del Vaticano come istituzione politica e finanziaria, come potere dominante oggi che regola e gestisce la società. 
Per dimostrare come questo avviene, abbiamo difficoltà a contare gli esempi, infatti in Italia non c’è campo in cui non sono in gioco importanti interessi della Chiesa e del Vaticano. Il sistema bancario, assicurativo e finanziario (IOR, istituti di credito e assicurativi legati ad esso), il regime fiscale (tutt'oggi paghiamo i danni provocati alla breccia di porta pia, 150 anni fa!), la destinazione della spesa pubblica, la proprietà e l’uso dei suoli (piani regolatori), il patrimonio artistico, il sistema scolastico, sanitario e assistenziale (insegnanti di religione, misericordie e istituti privati gestiti dalla chiesa), il turismo, le comunicazioni, le carriere nella Pubblica Amministrazione, ecc.: sono tutti settori in cui chi formula leggi e regolamenti e chi è addetto al controllo della loro applicazione deve fare attenzione a non ledere gli interessi della Chiesa e deve venire incontro alle sue richieste. Se si aggiungono la ricerca scientifica, la legislazione matrimoniale, il diritto di famiglia e tutto quanto attiene la sfera della sessualità, si incomincia ad avere un’idea della misura in cui la Chiesa condiziona lo Stato. 

Non a caso l'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea che non ha ancora legiferato in merito al matrimonio omosessuale e alle adozioni: portare avanti questo tipo di provvedimento vuol dire per la Chiesa minare uno dei punti cardine della propria dottrina (ovvero la famiglia “naturale” come nucleo fondante della società), attraverso la quale oggi si arroga il diritto di reprimere ogni libertà individuale o diritto civile. 
Allo stesso modo vediamo come è ingerente in tutto il sistema sanitario pubblico: la percentuale altissima di obiettori di coscienza, i continui sabotaggi che vengono tentanti alla legge 194 (conquistata non per merito di un governo giusto, ma per le dure lotte del movimento comunista degli anni 70), l'impoverimento della sanità pubblica e gestione tramite convenzioni alle misericordie di quanto di sanitario il pubblico non gestisce più. Per non parlare, sempre in Toscana, delle centinaia di migliaia di euro dati dalle ASL ai “preti di corsia” mentre agli infermieri bloccano il turn over, non pagano gli straordinari, o ci ritroviamo con centinaia di milioni di euro di buchi.
La Chiesa è il centro politico del nostro Paese e l'ultima conferma l'abbiamo quando venne promossa la discussione dell'eliminazione dell'articolo 18 attraverso il Jobs Act: Monsignor Bagnasco e Papa Bergoglio in prima linea affermarono “che oggi bisogna fare sacrifici necessari aspettando che il peggio passi, e che nessuno può mettere in discussione il governo in quanto sicuramente stanno facendo il possibile per salvare il Paese”. La chiesa esalta il governo solo quando garantisce i suoi interessi di bottega, è quello che diceva Gramsci oltre 70 anni fa! Lo stesso carattere eversivo e antipopolare viene dimostrato in Albania quando dichiara che la povertà nel paese non è stata provocata dalle guerre che i gruppi imperialisti (come il Vaticano, con i suoi interessi in Beretta e Finmeccanica nella produzione ed esportazione di armi) hanno promosso nei balcani, le secessioni, le guerre civili: la colpa, testuali parole, è stata “del regime ateo e comunista”. 
Oggi la figura di Bergoglio viene utilizzata per pulire la faccia ad uno dei centri di potere più forti del mondo, a mascherare ipocritamente le operazioni criminali di saccheggio e spoliazione delle risorse delle masse popolari che fa promuovere ai partiti borghesi che dirige. Difatti la Chiesa governa per interposta persona: oggi il volto in politica del vaticano porta il nome di Renzi. 

Bergoglio è un gesuita. Mai prima d'ora, un gesuita è stato a capo della Chiesa, segno evidente che le cose le stanno sfuggendo di mano. I gesuiti sono un ordine che ha avuto un enorme potere nella storia e in tutto il mondo, dentro e fuori la Chiesa. I gesuiti sono stati gli uomini che hanno difeso la concezione clericale del mondo, che l’hanno diffusa tra le classi dominanti. Monti, per fare un esempio, ha studiato in un liceo dei gesuiti. In passato in ogni corte, un vescovo, un prete, un cardinale gesuita agiva come consigliere o maestro. A questo ordine apparteneva il cardinale Bellarmino, colui che istituì il processo contro Galileo e mandò al rogo Giordano Bruno. Lui ideò e mise su carta un nuovo modello di governo, quello indiretto: l’idea serviva a conservare il potere nel processo per cui i signori feudali progressivamente sarebbero stati sostituiti da regimi borghesi (la borghesia si imponeva progressivamente come nuova classe dominante, in contrasto con aristocratici e preti), dove chi governava doveva essere eletto, e infine oggi, almeno formalmente, scelto dal popolo. Questo è il metodo con cui ancora oggi il Vaticano interviene nelle questioni politiche principalmente a livello nazionale, e in Italia, base del suo potere, domina. Non ci stupiamo allora se vediamo Bergoglio in una foto degli anni '70 stringere la mano a personaggi come Videla, capo di uno dei regimi più brutali e fascisti della storia, responsabile dello sterminio di centinaia di migliaia di giovani argentini. 
Non ci stupiamo allora se vediamo Bergoglio elogiare i provvedimenti del governo, la sua “celerità” nel muoversi sul piano delle riforme, auspicando una rapida ripresa dell'economia, e invitando le persone a pregare per la buona sorte. 
Ebbene alla luce di tutto ciò oggi il nostro Partito non vuole promuovere un'astratta battaglia anticlericale, ma poniamo la questione sul terreno politico riconoscendo al Vaticano il ruolo che ha: è il primo nemico delle masse popolari del nostro Paese, è chi per primo finanzia con la sua banca e le sue azioni in Barletta e Finmeccanica le guerre in Libia, Palestina, Siria e Ucraina, è il peggior cancro da combattere che ha reso storicamente il nostro Paese “anomalo”, ha favorito il parassitismo della borghesia e l'arretramento intellettuale e morale, è il maggiore freno allo sviluppo del nostro paese. 

Se vogliamo volgere lo sguardo sul nostro territorio, semplice è il collegamento tra Partito di governo, curia e MPS. Tra le tre, la seconda dirige sia l'aspetto politico tramite il PD che quello economico attraverso la Banca. 
Non è un caso se le Sentinelle in Piedi (il cui grido di battaglia è “sposati e sii sottomessa”, organo reazionario diretto dalla chiesa) battono tanto su Siena, e che il sindaco Valentini nonostante le dimostrazioni di intenti non abbia ancora mosso dito contro di loro. Si è presentato qui e li a metterci la faccia, ma di concreto ancora nulla. Altra questione importante, sono i tavoli per le questioni di genere e le unioni civili: è un caso che siano arenati? Se poi ragioniamo sul fatto che l'attuale sindaco sia un renziano, abbiamo una idea forse più chiara delle risposte che dobbiamo darci.
Ma uno sguardo attento sulla curia, ci fa riflettere su tante cose. I personaggi di rilievo sono ovviamente il Vescovo, monsignore Buoncristiani, e il fedelissimo economo di curia don Giuseppe Acampa. Tralasciando che il secondo sia il figlio di Antonio, ex capo dell'ispettorato finanziario all'interno della banca MPS, scopriamo come pochi anni fa siano stati entrambi indagati dalla magistratura per estorsione, per un incendio doloso alla curia che avrebbe arso documenti relativi alle trattative economiche e finanziarie del vescovato senese, ma prontamente prosciolti. Ma chi furono i paladini difensori di queste sante persone? Niente poco di meno che Mancini, Mussari e De Martino, quelli che pochissimi anni dopo vennero messi a dirigere la MPS insieme a Baldassarri e Co. E quando nel 2013 scoppiò il caso della “banda del 5%” appoggiata da sempre dall'ex capo all'ispettorato sulle manovre finanziare, dottor Acampa, il nostro vescovo dichiara pubblicamente che “in tempo di crisi bisogna essere uniti, e che se anche MPS non elargirà più denaro per questa città, non è il momento di fare processi ad alcuno”. E magicamente la pena inflitta dai tribunali fu talmente breve che si può dire che nemmeno siano entrati in galera. 

Questi sono solo alcuni esempi e credo che con una ricerca più approfondita si possa scoprire molto di più. Obiettivo dell'iniziativa promossa è stato anche cercare di capire, dibattendo, sui legami che la chiesa ha in questo territorio, le connivenze, gli interessi ecc. Capire questo ci da l'analisi concreta di chi  oggi è il primo nemico da combattere. 
Un nemico che non è tanto forte quanto può sembrare: il Vaticano con Bergoglio cerca di pulirsi la faccia, e segno di debolezza è l'anticipazione di ben dieci anni della canonica vendita delle indulgenze, clericalmente chiamato giubileo. Cercano con ogni mezzo di tenere buone le masse popolari, lontane dalla lotta di classe. 
Dobbiamo cominciare da subito togliendo alla chiesa agibilità in ogni campo, prendendo il potere politico, decisionale, su ogni aspetto della società: è necessario oggi costituire organismi operai e organismi popolari che da subito mettono in campo misure d'emergenza per rimediare agli effetti della crisi, occuparsi di ciò che il Vaticano con i suoi vari partiti di Governo non fa come garantire la riapertura delle aziende, evitare la chiusura di quelle in crisi; organizzarsi e mobilitarsi per cominciare a decidere del futuro del territorio e del paese in cui viviamo, per costituire un Governo di Emergenza che spazzi via il PD, partito del Vaticano, e metta in campo le misure necessarie per garantire a tutti un lavoro utile e dignitoso. Un governo che espropri al Vaticano le risorse necessarie per ricostruire il Paese, che gli sottragga le decine di migliaia di immobili sfitti per renderli ai senza casa, ad esempio, o che li esautori dal decidere nella pubblica amministrazione e nella sanità, che metta alla gogna tutti quei prelati che gestiscono affari con la criminalità organizzata, che indaghi sulla diffusione della pedofilia tra i funzionari della Chiesa, che la denunci e la condanni. E' possibile farlo e solo costruendo di un governo che faccia i nostri interessi avremo la possibilità di vedere attuate misure come le unioni civili e omosessuali, il diritto ad una maternità libera e consapevole, una sanità gratuita a tutti i livelli e di qualità, un istruzione laica. 

Solo lavorando alla costruzione di un governo tale, possiamo spazzare via al tempo stesso un potere feudale e retrivo come quello vaticano e la borghesia parassitaria, per mettere al centro gli interessi delle masse popolari, che porti queste a mobilitarsi e fare scuola di autogoverno, che apra la strada e contribuisca alla costruzione del socialismo nel nostro Paese. 

venerdì 20 marzo 2015

LA POVERTÀ, IL CATTOLICESIMO E IL PAPATO

Sabato 21 marzo alle 17, al Circolo ARCI in via di Città 101,a Siena, parliamo di Gramsci e del Vaticano. Gramsci ha dedicato molta attenzione alla questione. Tra l’altro, la prima delle più di duemila note nel primo dei ventinove quaderni scritti in carcere si intitola proprio “la povertà, il cattolicesimo e il Papato”. Qui Gramsci ricorda che secondo le encicliche degli ultimi papi “i poveri devono contentarsi della loro sorte, poiché le distinzioni di classe e la distribuzione della ricchezza sono disposizioni di dio, e sarebbe empio cercare di eliminarle” e che “l’elemosina è un dovere cristiano e implica l'esistenza della povertà”.
 

Oggi la crisi avanza e le masse popolari del nostro e di altri paesi si impoveriscono sempre di più, e parti crescenti sono ridotte in miseria, sono derubate di ogni risorsa. Questo, in sostanza, per la Chiesa è un fatto naturale, a cui al massimo si può fare fronte con l’elemosina e condannando i provvedimenti delle classi dominanti quando diventano “eccessivi”, come fa oggi Bergoglio, cioè quando la loro natura criminale è più esplicita. È una condanna ipocrita. La Chiesa, infatti, è enormemente ricca: si sa che possiede “la seconda riserva mondiale di oro dopo quella del tesoro degli Stati Uniti e che i suoi investimenti immobiliari e finanziari, includono partnership coi maggiori gruppi finanziari mondiali (Rotschild, JP Morgan, Credit Suisse ed altri). Solo negli Stati Uniti si calcola che il Vaticano abbia investimenti per il valore di 500 milioni di dollari in azioni di corporazioni come General Motors, General Electric e Gulf Oil.”(1) Ha mezzi economici per affrontare efficacemente il problema della povertà delle masse popolari, ma non lo fa. Ha soprattutto mezzi politici per farlo. La Chiesa di Roma ha grandissimo potere politico nel mondo, e in Italia ha un potere politico assolutamente determinante e perciò è responsabile delle condizioni delle masse popolari del nostro paese su tutti i piani. Di ogni cosa che denuncia, essa è responsabile. La sua arroganza è arrivata al punto di partecipare a campagne contro l’evasione fiscale, quando essa è la prima a non pagare tasse sugli enormi proventi che le vengono dalle sua proprietà negli immobili e nella finanza.

Qual è il modo in cui la Chiesa governa, e come è riuscita ad assumere il ruolo che ha in Italia?
La Chiesa governa in modo indiretto. Questo modo di governare fu progettato dal cardinale Bellarmino, gesuita, quello che istituì il processo contro Galileo e mandò al rogo Giordano Bruno. L’idea serviva a conservare il potere nel processo per cui i signori feudali progressivamente sarebbero stati sostituiti da regimi borghesi, dove chi governava doveva essere eletto e infine, oggi, almeno formalmente, scelto dal popolo, mentre chi governa nella Chiesa pretende di essere scelto dal suo dio. Oggi la Chiesa quindi governa per interposta persona: ieri il suo uomo è stato Silvio Berlusconi, oggi è Matteo Renzi.
Il motivo per cui la Chiesa riesce oggi a mettere al governo uno come Matteo Renzi dipende da precise condizioni politiche e storiche, che hanno una origine nel secolo scorso, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la vittoria della Resistenza. Il fascismo era stato fatto a pezzi e il Vaticano era l’unico centro di potere che poteva fare fronte a un movimento comunista che aveva acquistato una potenza enorme anche in Italia. Il Vaticano venne a patti con il movimento comunista e con il suo partito, il Partito Comunista Italiano. Si pose come reale governo del paese che governava in modo indiretto, tramite il suo partito, la Democrazia Cristiana e la nuova Repubblica, la Repubblica Italiana, diventò una Repubblica Pontificia, con il consenso del PCI, i cui vertici avevano abbandonato l’idea di fare la rivoluzione e ai quali venne garantito un posto all’opposizione. Questo, tra le altre cose, spiega il costume di fare celebrare ancora gli anniversari della Liberazione da sindaci insieme a preti e vescovi, in comuni della Toscana ieri diretti dal PCI e oggi dal PD, costume particolarmente ipocrita stante il fatto che i vertici della Chiesa non solo non hanno dato un contributo alla Resistenza, ma sono stati un puntello senza il quale il fascismo non avrebbe retto.

La Toscana e Firenze non a caso sono stati il laboratorio dove è stato coltivato Matteo Renzi, quello che, da sindaco, celebrava il 25 aprile con il vescovo. La Toscana infatti è la regione dove il compromesso tra il Vaticano e il PCI è stato sperimentato al meglio, dalle origini. Questa regione infatti è quella, insieme all’Emilia Romagna, dove il PCI ha avuto più forza, cioè maggiore legame con le masse popolari e dove d'altro lato l’anticlericalismo non è così forte come ad esempio in Romagna, dove le masse popolari hanno subito per secoli l’oppressione e la repressione dello Stato della Chiesa. In Toscana, dunque, uomini della Chiesa o a essa legati si sono meglio distinti come punti di riferimento per le masse popolari, uomini come La Pira e Lorenzo Milani, alla cui tradizione si sono poi collegati Enzo Mazzi dell’Isolotto, Ernesto Balducci della Badia Fiesolana e altri.

Tra Lorenzo Milani e i papi delle encicliche di cui parla Gramsci era passato molto: due Guerre Mondiali, la Rivoluzione d’Ottobre, la vittoria del movimento comunista in Cina e la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, la vittoria della Resistenza in Italia. La Chiesa negli anni Cinquanta provava a parlare una lingua diversa da quella reazionaria e anticomunista dei primi decenni del secolo. Lorenzo Milani, che era un suo prete, andò tra le masse popolari e parlava ai comunisti. A uno di loro, detto Pipetta, operaio di   Calenzano, (FI) diceva: « Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso.”
La sostanza non era cambiata. Secondo le encicliche papali e secondo Milani, i poveri sarebbero sempre esistiti. Milani diceva che sarebbe stato dalla loro parte, ma per loro è indifferente che qualcuno partecipi della loro povertà, o che li compatisca, o che faccia loro l’elemosina. Quello che a loro interessa è smettere di essere poveri, e che non esistano più poveri, oggi che è possibile, e che nessuno ha più bisogno di carità e di misericordia.
Qui in Italia, nella Repubblica Pontificia nata con la complicità dei revisionisti del vecchio PCI, il governo sottrae alle masse popolari ogni risorsa e diritto, le priva delle cose essenziali e prima di tutto del lavoro. Alle spalle la Corte Pontificia per bocca del gesuita Bergoglio parla di misericordia, suscitando simpatie o magari entusiasmo in una sinistra borghese che sta andando a pezzi e che cerca di tenersi insieme in accozzaglie una più fallimentare dell’altra. Bergoglio e Renzi sono gli ingredienti di quello che la Repubblica Pontificia oggi offre alle masse popolari, pane e veleno, sempre più veleno e sempre meno pane.
Nessuna formazione politica o coalizione che faccia parte del teatrino della politica borghese può dare risposta ad alcuna delle esigenze che le masse popolari hanno, perché sono formazioni di estrema sinistra, di sinistra o di destra dentro la stessa cosa, cioè dentro la Repubblica Pontificia. Anche nelle prossime elezioni regionali, e anche in Toscana, nessuna coalizione e nessun candidato meritano fiducia da parte delle masse popolari a meno che non si facciano avanti subito per sostenere concretamente (politicamente, economicamente) le mille iniziative che le masse popolari spontaneamente organizzano, gli operai delle fabbriche che si organizzano autonomamente e si coordinano, i cittadini come quelli che occupano il Comune di Carrara uniti nell’Assemblea Permanente, i comitati che si organizzano per difendere la sanità che la Regione Toscana ha tagliato e svenduto ai privati, i comitati di lotta per la casa, per la difesa dell’ambiente, i comitati di lotta contro i fascisti di Casa Pound. Questi sono i veri costruttori del paese, veri costruttori della rivoluzione.

Ora è il momento he la classe operaia e le masse popolari si mobilitino per la rafforzare e costituire Organizzazioni Operaie e Organizzazioni Popolari, che le moltiplichino, che le coordinino, che si pongano come nuovi organi di governo della nostra società e del suo territorio, oggi occupata da forze che la sfruttano, la opprimono e la devastano. Organizzazioni Operaie e Organizzazioni Popolari che si pongano come Nuove Autorità Pubbliche locali per arrivare a un governo di emergenza nazionale, un Governo di Blocco Popolare. Un governo che gode della fiducia delle OrganizzazioniOperaie e Popolari, opera grazie al loro sostegno e ha il compito di far fronte agli effetti più gravi della crisi attuando il programma riassunto nelle seguenti sei misure generali:

1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utilie adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve esserechiusa),
2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende ead usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,
3. assegnare a ogni persona un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato),
4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,
5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,
6. stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

Su questa base il GBP potrà prendere provvedimenti di ordine generale quali l’abolizione del debito pubblico (tutelando i risparmi delle masse popolari), la nazionalizzazione delle banche, ecc. facendo fronte efficacemente al sabotaggio, al boicottaggio, al blocco dei beni italiani all’estero, al rifiuto delle normali operazioni bancarie legate al commercio e agli scambi internazionali e alle altre misure che i governi, le istituzioni finanziarie e commerciali, le banche e le altre autorità del sistema imperialista mondiale adotteranno in collaborazione con una parte delle classi dominanti italiane.
Queste e altre saranno le materie di cui parleremo nella conferenza su Gramsci di Siena di sabato prossimo, dove ci incontriamo per iniziare a comprendere che siamo noi, gli operai, gli altri lavoratori e le masse popolari del nostro paese, i protagonisti della costruzione del futuro, e per discutere dei materiali, degli strumenti e dei metodi per costruirlo, per costruire il nuovo governo del paese.

Paolo Babini
Commissione Rinascita Gramsci del Partito dei CARC

NOTE

1. Julia EvelynMartínez* | <a>Rebelión</a>, tradotto in http://www.resistenze.org/sito/te/cu/la/culafc15-015990.htm

domenica 15 febbraio 2015

GRAMSCI OGGI: NOTA SULLA "CATARSI". OVVERO SUL PASSAGGIO DALLA NECESSITA' ALLA LIBERTA'


 Il termine di "catarsi". Si può impiegare il termine di "catarsi" per indicare il passaggio dal momento meramente economico (o egoistico-passionale) al momento etico-politico, cioè l‘elaborazione superiore della struttura in superstruttura nella coscienza degli uomini. Ciò significa anche il passaggio dall‘"oggettivo al soggettivo" e dalla "necessità alla libertà". La struttura da forza esteriore che schiaccia l‘uomo, lo assimila a sé, lo rende passivo, si trasforma in mezzo di libertà, in strumento per creare una nuova forma etico-politica, in origine di nuove iniziative. La fissazione del momento "Catartico" diventa, così, il punto di partenza per tutta la filosofia della praxis.
il processo catartico coincide con la catena di sintesi che sono risultato dello svolgimento dialettico. eE' bene ricordare i due punti tra cui oscilla questo processo: nessuna società si pone compiti per la cui soluzione non esistano già o siano in via di apparizione le condizioni necessarie e sufficienti; nessuna società perisce prima di aver espresso tutto il suo contenuto potenziale.

“Catarsi” significa che in questa epoca noi lasciamo alle spalle millenni di oppressione e conquistiamo la libertà, costruiamo la libertà e nessuno può impedirlo. Non siamo più schiavi dell’economia, dall’assillo di procurarci da vivere che rende l’umanità schiava fin dai tempi della preistoria. Non decideremo più seguendo gli obblighi che le leggi economiche impongono, ma noi imporremo le leggi del comportamento collettivo, le leggi politiche e del comportamento individuale, le leggi etiche. Questo significa che è il soggetto a decidere, che è la classe operaia, che sono le masse popolari a farlo e non più una classe di sfruttatori, che impone le sue leggi come fossero "leggi oggettive”. I modi di produzione che si sono susseguiti fino a oggi sono stati la struttura  delle società divise in classi e noi siamo stati schiacciati, resi passivi, schiavi, servi, operai assorbiti in un meccanismo estraneo. Oggi pero questa struttura si è evoluta in maniera tale che il carattere collettivo delle forze produttive non rende più necessaria la divisione in classi, cioè la proprietà privata dei mezzi di produzione. Questa struttura, da sistema di oppressione qual è stata, si converte, oggi, in strumento di liberazione. Ci spinge a liberarci. In un certo senso ci impone di farlo.
Essere liberi è ormai un dovere! Questa condizione, che si realizza nella metà dell’Ottocento, fa sorgere il movimento comunista cosciente e organizzato. La pubblicazione de Il Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels, nel 1848, il primo atto. 

Diciamo in questa breve nota di "catarsi" facendo riferimento alla Introduzione alla critica dell’economia politica di Marx: «Una formazione sociale non perisce, prima che non siano sviluppate tutte le forze produttive per le quali essa è ancora sufficiente e nuovi più alti rapporti di produzione non ne abbiano preso il posto, prima che le condizioni materiali di esistenza di questi ultimi siano state covate nel seno stesso della vecchia società. Perciò l’umanità si pone sempre solo quei compiti che essa può risolvere; se si osserva con più accuratezza si troverà sempre che il compito stesso sorge solo dove le condizioni materiali della sua risoluzione esistono già o almeno sono nel processo del loro divenire»